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E' nata prima l'arte o la tecnica?
di Vilma Torselli
pubblicato il 8/04/2007
"L'artista è colui che riesce a padroneggiare una tekné e riesce ad usarla per realizzare il suo obiettivo..." (Renzo Piano)
Stabilire se venga prima l’arte o la tecnica attraverso la quale essa si realizza è un po’ come voler stabilire se è nato prima l’uovo o la gallina, se si osserva come si verifichi lungo tutto il corso della storia dell’arte, passata e contemporanea, che una soluzione tecnica non venga mai inventata o adottata senza una parallela esigenza creativa.
La parola "téchnai", nella sua originaria, antica accezione di derivazione greca, è l'equivalente di "arte", intesa come il complesso delle attività umane che richiedono abilità tecnico-pratiche finalizzate a produrre un'opera; "technités" era chi riuniva in sè il tecnico e l'artista, svolgendo un'azione universalmente riconosciuta ordinarsi a "principi e regole razionalmente posseduti, dimostrabili e discutibili" (Gianni Vattimo, "Dizionario di filosofia"), essendo a conoscenza di principi generali ed essendo in grado di applicarli con metodica razionale, finalizzati ad un risultato di natura estetica.

La storia ci tramanda molti esempi di grandi technités, gli architetti degli antichi templi greci erano anche straordinari scultori, senza tuttavia scongiurare l'affermarsi della dicotomia platonica che, sulla scia del dualismo anima-corpo, vuole il "poietés" superiore al "technités" e separa le due figure: tale concetto viene definitivamente superato nel Rinascimento, segnato da grandi figure di progettisti-artisti-tecnici quali Leon Battista Alberti o Michelangelo e poi, in epoca barocca, Borromini o Bernini, personalità di artisti totali complessi e completi.

La separazione tra artista e tecnico viene ripristinata recentemente, agli inizi del '900 e per motivi contingenti, quando la tecnologia diventa un campo molto specifico e richiede precise nozioni di fisica tecnica sulle caratteristiche strutturali dei nuovi materiali da costruzione, ad esempio il ferro ed il calcestruzzo, sulle loro possibilità di assemblaggio e sulle nuove metodologie produttive che permettono la produzione di serie o l’uso inedito di materiali quali il vetro, impiegato con funzione portante e quindi in grado di fornire prestazioni tecnologiche prima impensabili.

Poiché ogni artista può liberamente scegliere la tecnica più idonea o addirittura inventarsene una che esprima al meglio le proprie esigenze estetiche, ecco che il progresso della tecnica si allea vantaggiosamente con la libertà creativa, potenziata nelle sue possibilità espressive anche dalla varietà dei materiali e delle loro modalità applicative: ciò vale per molti pittori del passato, basti pensare allo sperimentalismo di Leonardo, instancabile ricercatore e, in epoca moderna, per gli artisti avanguardisti del ‘900, all'inizio di un secolo che inaugurava i primi tentativi tecnologici (come ad esempio il cinema, la fotografia, la serigrafia ecc.).

E probabilmente sullo sperimentalismo di molti artisti del passato non abbiamo ancora scoperto tutto, se, come ci informano all'inizio di questo 2019 alcuni ricercatori olandesi dell'Università tecnica di Delft e del Rijksmuseum di Amsterdam sulla rivista "Angewandte Chemie", solo oggi è stato possibile svelare uno dei 'segreti' di Harmenszoon van Rijn Rembrandt (1606 -1669). La straordinaria tridimensionalità dei suoi dipinti, il tipico effetto a rilievo si deve alla tecnica dell'impasto, secondo la quale egli depositava sulla tela una grande quantità di colore in grado di creare una evidente sporgenza rispetto allo sfondo ed esaltare il potere riflettente del pigmento, in particolare della sua componente di plumbonacrite, sostanza evidentemente reperibile già a quel tempo, ma identificata solo recentemente grazie alla luce del super microscopio europeo Esrf (European Synchrotron Radiation Facility), il sincrotrone di Grenoble che studia la struttura della materia.

Molti linguaggi moderni sono indissolubilmente legati alla tecnica, quando non si identificano con essa, è il caso del Dadaismo, dell’informale materico, del collage, dell’assemblage, per i quali il recupero della materialità si concretizza nell’assimilazione dell’oggetto reale nell’opera bidimensionale, superando quindi la sua rappresentazione: è il caso di Color-Field Painting e Post Painterly Abstraction, che affidano al materiale stesso il compito di modulare una serie di varianti nelle quali risiede il tema dell'opera, di Hard Edge Abstraction, per un'arte che sia contenuto ed espressione di se stessa in cui concetto e tecnica coincidono. Sono solo alcuni esempi di situazioni in cui la tecnica ha un ruolo determinante ed indissociabile dal contenuto, quando cioè solo quella tecnica permette di esprimere in maniera soddisfacente quel contenuto.

Ogni cultura ha finalità ed obiettivi diversi: in architettura, gli antichi Greci non inventano l’arco perché non ne sentono il bisogno, per la loro concezione spaziale astratta ed intellettualistica basta la trabeazione rettilinea che attraversa e scandisce lo spazio senza imprigionarlo, i Romani invece, popolo di combattenti e conquistatori, lo 'copiano' dagli Etruschi perché la struttura ad arco e a volta meglio esprimono l'idea di uno spazio posseduto e sottomesso, il gotico inventa i contrafforti esterni per sostenere staticamente il muro della navata centrale, ma anche per compenetrare la struttura allo spazio vuoto smisuratamente sviluppato in verticale.
E se Jørn Utzon, geniale pioniere dell'architettura moderna, progetta la sua incredibile Opera House di Sidney con tecnigrafo e tavolo da disegno quando non esiste ancora la progettazione computerizzata, è proprio questa che permette invece a Gehry di concepire e realizzare le sue architetture decostruite, dove il risultato è ottenuto sicuramente con maggior facilità (anche se non creato dal nulla, visto che la progettazione utilizza un software della Dassault Systemes in origine creato per i progetti automobilistici e aerospaziali e traslato con successo nella progettazione architettonica).

Ciò insegna che ogni prodotto della creatività umana, seppure mediato dalla tecnica, è sempre il risultato di un’interazione tra uomo e uomo, tra uomo e società, presupponendo scelte di carattere culturale che le macchine non saranno mai in grado di operare, ma solo di assecondare al meglio.

Insomma, se i pittori fiamminghi del '400 non avessero inventato la pittura ad olio, forse non avremmo la Monna Lisa, o forse sarebbe stato lo stesso Leonardo a mettere a punto una tecnica simile, dato che il suo intento era quello di realizzare lo sfumato, se non esistesse la tecnica serigrafica forse non avremmo la Pop Art, se la chimica non ci avesse dato una grossa mano, forse non esisterebbe la fotografia, per non parlare dello sterminato campo di sofisticate tecnologie offerte oggi all'arte dal digitale.

Ma la storia, anche quella dell'arte, non si fa con i se, ed in questo caso il dilemma permane, invariato da parecchi secoli: è nata prima l'arte o la tecnica?


* articolo aggiornato il 16/01/2019

link:
Tecnica e arte, mezzo e fine
Scoperto il segreto dei quadri di Rembrandt

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