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La Transavanguardia
di Vilma Torselli
pubblicato il 1/04/2007
Il Neo-espressionismo nella versione italiana ed i suoi legami con la passata tradizione culturale per un superamento del concettualismo attraverso il ritorno alla figurazione.
"La transavanguardia ha risposto in termini contestuali alla catastrofe generalizzata della storia e della cultura, aprendosi verso una posizione di superamento del puro materialismo di tecniche e nuovi materiali e approdando al recupero dell'inattualità della pittura, intesa come capacità di restituire al processo creativo il carattere di un intenso erotismo, lo spessore di un'immagine che non si priva del piacere della rappresentazione e della narrazione" (Achille Bonito Oliva)

Con il termine Transavanguardia si identifica un movimento artistico italiano inquadrabile più in generale nel Neo-espressionismo, una corrente che, verso la fine degli anni '60, coinvolge sia l'Europa che l'America e che si pone come alternativa ad un generalizzato concettualismo ormai incapace di uscire da sé stesso e svuotato di ogni connotazione autenticamente vitale.

Il gruppo degli italiani è costituito da Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria e Mimmo Paladino, un insieme di personalità diverse, che in seguito differenzieranno significativamente i loro linguaggi, che accedono alla notorietà alla fine degli anni '70 sia per l'allestimento di varie mostre nella zona di Modena e del Veneto, sia per la partecipazione alla Biennale di Venezia dell' '80 e alla rassegna internazionale "Transavanguardia Italia/America" nell' '82: nel 1979 viene coniato dal critico Achille Bonito Oliva, mentore, organizzatore, ispiratore del gruppo, il termine Transavanguardia (oltre l'Avanguardia) per identificare questo movimento che rappresenta per l'Italia l'occasione di inserirsi a livello internazionale nel circuito commerciale dell'arte moderna, monopolizzato dai mercanti americani i quali, a suon di dollari, hanno fatto la fortuna di artisti indubbiamente validi come David Salle o Jean-Michel Basquiat.

Proprio il battage pubblicitario e commerciale, che può talvolta far pensare ad operazioni preparate a tavolino, è una caratteristica del movimento transavanguardista, fermo restando che va riconosciuto ai giovani artisti che lo compongono il merito di aver saputo dar vita ad una produzione se non omogenea, sicuramente percorsa da un discorso comune coerente nel costante riferimento ad una cultura europea ed italiana.

Come tutto il movimento neo-espressionista nel resto del mondo, la Transavanguardia riprende la figurazione e, per la sua particolare eredità storico-culturale, lo fa nei termini di una rivisitazione attuale della tradizione figurativa passata e recente, con quel soggettivismo che è una costante dell'arte visiva dall'Espressionismo tedesco in poi.

I suoi componenti si esprimono con toni ironici o passionali, visionari o ambiguamente rappresentativi, nostalgici o aggressivamente polemici, ciascuno secondo la propria personale visione del mondo, denunciando una cosciente elaborazione della cultura precedente ed una attenta meditazione sulle esperienze delle avanguardie storiche europee del '900.

Tanto che la Transavanguardia, pur nella totale disarticolazione della forma, manipolata fino a divenire espressione instabile dell'interiorità e della condizione esistenziale di un uomo, ma anche dell'umanità tutta, ricerca il recupero critico del senso dell'universalità della storia attraverso la narrazione, attraverso la riproposizione di modalità e materiali tradizionali naturali di intensa fisicità (legno, ferro, terra), a significare l'eternità e l'immutabilità delle forze che animano l'uomo e la sua vicenda.

Al di là di ogni tipo di provocatorio sperimentalismo, ma anche di ogni nostalgico ritorno al passato, con l'uso di un linguaggio forte ed intenso, innovativo, dal segno graffiante, dal colore vivido, dall'impronta vagamente surrealista, la Transavanguardia cerca saldi legami con la tradizione storica, con la pittura, la scultura, la figurazione, con una rappresentazione che ha come aspirazione finale una simbiosi emotiva di carattere cosmico, accessibile solo attraverso l'arte in un dialogo tra l'artista e il suo pubblico, un dialogo a-logico, a-temporale, basato sul "sentire" al di là della razionalità.

Queste le parole di Achille Bonito Oliva che meglio sintetizzano lo spirito di questo movimento:"Transavanguardia significa apertura verso l’intenzionale scacco del logocentrismo della cultura occidentale, verso un pragmatismo che restituisce spazio all’istinto dell’opera".


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