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Cracking Art
di Vilma Torselli
pubblicato il 2/04/2007
Un'arte incentrata sul binomio petrolio-plastica, che "trasforma la sintesi plastica nel racconto poetico della transizione bidirezionale dall'organico al sintetico e ritorno"
Il movimento Cracking Art è di recentissima costituzione, risale infatti al 1993, fondato da Omar Ronda e dal Cracking Art Group, composto, oltre che da Omar Ronda, da Renzo Nucara, Marco Veronese, Alex Angi, Carlo Rizzetti e Kicco.
Il nome deriva dall'inglese crack (spaccare, scricchiolare) e cracking è denominato il processo di trasformazione del petrolio greggio, da cui si ottengono vari tipi di idrocarburi, come la virgin-nafta, un atomo semplice che per questo viene unito ad altri atomi a formare la materia plastica, elemento base per la produzione di molti prodotti sintetici.
Genericamente, il vocabolo "plastica" viene oggi assunto per antonomasia a rappresentare l'artificialità della materia, in quanto prodotto elaborato dall'uomo e non presente in natura.
Punto focale della ricerca della Cracking Art è quindi il petrolio, all'interno del binomio petrolio-plastica, preso nel suo significato simbolico di prodotto naturale opposto alla sua elaborazione in prodotto artificiale.

Con una visione organica del processo naturale di formazione del petrolio, il Manifesto del movimento afferma: "Il PETROLIO/PLASTICA , lungi dall'essere sostanza inerte, ha una sua circolarità: spinto dall'energia della madre terra, scorre in arterie sotterraneee e si raccoglie in anse riposte per erompere alla luce nell'incontro con l'uomo"
Il processo di trasformazione che va dal naturale al sintetico, dall'organico all'artificiale, secondo la manipolazione meccanica e chimica che ne fa la moderna tecnologia, se rappresenta una importante conquista della società attuale, al tempo stesso rappresenta uno sfruttamento ed un'alterazione della natura che può avere conseguenze incontrollabili e nefaste per l'umanità: questo, in sintesi, il messaggio della Cracking Art, che utilizza per la realizzazione delle sue opere proprio la plastica derivata dal petrolio.

Viene così ripercorso il cammino al contrario, chiudendo un ciclo vitale della materia nel momento in cui l'artista "trasforma la sintesi plastica nel racconto poetico della transizione bidirezionale dall'organico al sintetico e ritorno", mediante la sua azione ri-creatrice, riabilitando la materia plastica in un prodotto vitale in armonica evoluzione.
I mezzi espressivi adottati dagli artisti della Cracking Art spaziano dall'installazione all'Assemblage al collage, partendo sempre e comunque dal materiale base, la plasica, variamente trattata e composta secondo una "pratica creativa" che "riscopre il principio universale ed eterno del fare e del creare, in opposizione al solo produrre per il consumismo".

Sono facilmente rintracciabili nella poetica della Cracking Art molteplici influenze di movimenti moderni quali la Land Art, per l'attenzione all'ambiente e l'impostazione sostanzialmente ecologica, la Trash Art per lo spirito di denuncia di un sistema evolutivo degenerato in cui va rifondato il rapporto dell'uomo con gli oggetti che produce, sono presenti echi nouveaurealisti nell'azione demiurgica esercitata dall'artista sull'oggetto di recupero, reminiscenze pop, attraverso Rauschenberg, nella utilizzazione del rifiuto in chiave artistica, a dimostrazione che la nostra società, sempre più omologata, finisce per indurre una (con)fusione dei linguaggi che può anche sfociare nella spersonalizzazione e nella genericità del messaggio artistico, facendo apparire tutto "già detto", "già visto", "già fatto" ecc.

Ancora una volta, ci salverà la poesia, la capacità dell'uomo di reinventarsi la vita e di rinnovare, attraverso la vera arte, che è sempre nuova, parole già scritte che non ci stanchiamo di ascoltare.


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