Libri Archeologia del Moderno, di Ignasi de Solà-Morales: alla ricerca delle radici della modernità seguendo un insolito punto di vista.
Musei Gallerie d'Italia, un progetto di Intesa Sanpaolo per condividere con la collettività un patrimonio artistico e architettonico di1.000 opere d'arte esposte in diverse città del Paese a formare una rete di poli culturali unica nel suo genere.
Concorsi Concorso Fotografico Nazionale 2012 di Comuni-Italiani.it dove fino al settembre 2012 si possono candidare foto su due temi: Piazze e Ponti.
Verranno assegnati 25 premi.
Premi
La AIDS Memorial Park Design Competition, concorso volto a creare un parco commemorativo per le 100.000 vittime dell'Aids newyorkesi, è stata vinta da Mateo Paiva, Lily Lim, John Thurtle, Insook Kim e Esteban Erlich, rendering di Guillaume Paturel, con il progetto “Infinite Forest”.
Attualità TV.ARTE.tv, artisti in video, l'Arte raccontata da chi la crea.
All'estero:
Londra, alla National Portrait Gallery, Saint Martin's Place, "Lucian Freud. Portraits", fino al 27 maggio 2012.
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ALMENO PER CHI? Buoni e cattivi della 54° Biennale d’Arte di Venezia di Stefano Elena
pubblicato il 21/06/2011
Le cose migliori e le cose peggiori di questa 54esima edizione (almeno per me).
Essere allenati alle conseguenze di un’immersione profonda e breve nelle acque insondabili dell’arte rende il farlo in un’occasione quale la Biennale di Venezia ed in una città quale Venezia, dove l’acqua non è metafora, un piccolo rischio multisensoriale che al fatidico scadere di ogni biennio impregna le materie organiche tutte a decorrere da circa venti giorni di distanza dall’inaugurazione.
Almeno per me.
L’intero equilibrio fisico muta il proprio assetto in considerazione dei fattori X di vivibilità, di volta in volta varianti (vitto, alloggio, meteo, incontri, scontri, qualità opere...).
Almeno per me.
Ogni Biennale è quindi altra per ragioni assolutamente non riducibili all’arte esposta.
Le cose migliori di questa 54esima edizione (almeno per me):
Austria, MARKUS SCHINWALD: il suo lavoro multiforme analizza le relazioni psicologiche tra uomo e spazio circostante, provocando un’extra-dimensione in cui, particolarmente nei video presentati, meccanicità e astrazione collettiva comportano una condizione di imperturbabile “separazione”;
Francia, CHRISTIAN BOLTANSKI: una lunga pellicola i cui fotogrammi sono volti di neonati scorre per l’intero spazio espositivo, all’interno di una struttura in ferro.
Ad intermittenza uno stop casuale “estrae” uno dei tantissimi volti, interpretando così Il tema della possibilità, della “Chance” (questo il titolo del progetto) caro all’artista (“Is our life written in advance, and can we intervene in how it plays out?”);
Venezia, ristorante AL FONTEGO DEI PESCATORI
Germania, CHRISTOPH SCHLINGENSIEF: “A Church of Fear vs. the Alien Within” è la riproduzione della chiesa che l’artista, deceduto un anno fa per cancro ai polmoni (e la qualità riscontrabile tiene fortunatamente a distanza il dubbio che sia stata proprio la Germania a vincere il leone d’oro per la migliore partecipazione nazionale), frequentava da adolescente.
L’allestimento è realizzato quindi con opere esistenti dedicate alla fede e sue incertezze, alla malattia, alla morte;
Svizzera, THOMAS HIRSCHHORN: “Con il mio lavoro Crystal of Resistance voglio ritagliare una finestra, una porta, un’apertura o semplicemente un buco nella realtà di oggi: questa è la breccia che, irresistibilmente, trascina tutto via con sé.”.
GLASER/KUNZ e i loro homeless/filosofi;
TAYSIR BATNIJI e l’immobiliare di abitazioni distrutte nella striscia di Gaza;
la notte di Venezia;
ERWIN WURM e la sua casa dimezzata dall’economia;
MARTINE FEIPEL&JEAN BECHAMEIL, architetti di uno spazio onirico privo di riferimenti;
la Yamaikaletter di ALEXANDER APOSTOL; i bambini/presenze di CHARLOTTE GYLLENHAMMAR; Venezia di notte; le verità non nascoste in rgb di CRISTIANO PINTALDI; l’impercettibile deformazione temporale del video di DAVID CLAERBOUT; il silenzio della notte di Venezia.
Le cose peggiori di questa 54esima edizione (almeno per me):
PADIGLIONE ITALIA: non potendo proprio limitarmi a concepire come reale l’assemblaggio fieristico e la selezione domenicale degli artisti, ho da subito ripiegato verso l’augurata attesa, tuttora tale, della rivendicazione da parte del curatore Vittorio Sgarbi di un’intenzione provocatoria che scardinasse teatralmente l’istituzionalità della situazione e deridesse le aspettative. Che ciò avvenga o meno, mi auguro che almeno all’estero, dove la biennale è comunque la biennale, senza troppo badare alle dinamiche e caratteristiche specifiche dell’edizione, quei meritevoli artisti nostrani che hanno accettato l’invito non debbano patire una condanna irrevocabile;
MAURIZIO CATTELAN: ha riempito il fuori e il dentro del padiglione centrale di piccioni imbalsamati come se non esistessero alternative “indolori”, suscitando come ovvio le ire degli animalisti.
Poi certi gendarmi dei servizi di guardiania; l’osteria AI ASSASSINI, dove come in tanti altri ambienti a Venezia in cui il turista $erve, ma sta sul cazzo, l’atteggiamento acido e inospitale mette a dura prova la sopportabilità di una città straordinaria e un pò assurda; le pantegane troppo grosse che rasentano i muri; la parziale disorganizzazione di una macchina oramai più che collaudata come la Biennale che continua a indicare orari di apertura errati devastando il fitto e scrupoloso programma giornaliero; i poverini esistenzialmente immotivati che reputano l’acqua intorno la migliore delle pattumiere.
La presenza turistica di certo numericamente spaventosa per una piccola città come Venezia fa sì che si diventi un corpo con portafogli e (quasi) basta, la cui presenza eccessivamente protratta al tavolo assume le sembianze di un atto terroristico.