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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto:Potsdamer Platz
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L’ ora d'arte” di Tommaso Montanari, quadri, sculture e graffiti per raccontare il fondamentale ruolo civile che, oggi piú che mai, la bellezza è chiamata a ricoprire.
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A Berlino, a Weimar, a Dessau ed in molte altre nazioni le principali iniziative per celebrare i 100 anni dalla fondazione della Bauhaus.

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"L’artista non vede, guarda."
di Vilma Torselli
pubblicato il 25/04/2007
La visione come esercizio facoltativo dipendente dalla volontà dell'uomo.

E' scontato che la visione dell’opera d’arte da parte del fruitore sia un fenomeno molto complesso, sia dal punto di vista prettamente fisiologico, sia da quello percettivo, sia da quello neurobiologico, implicando l’utilizzo di capacità individuali fisiche e culturali diverse da individuo ad individuo, e diverse nello stesso individuo lungo lo scorrere della sua vita.

Non si vede solo con gli occhi, la realtà che vediamo, o crediamo di vedere, è in gran parte da noi creata ed inventata, con un tale margine di autonomia e soggettività da mettere in dubbio l'esistenza di un confine tra ciò che i sensi trasmettono al cervello sul mondo esterno e ciò che invece il cervello autoproduce in una sorta di attività allucinatoria, diversa per ciascuno di noi in funzione del proprio individuale vissuto biologico, culturale, storico.

Il problema si rivela in tutta la sua complessità se mettiamo in conto che, con punte anche maggiori, le diversità individuali si accentuano quando parliamo degli artisti, dei produttori dell’opera, quelli che la concepiscono e la realizzano, come dimostra il fatto che nessun quadro è mai stato fatto uguale ad un altro e che ogni corrente ed ogni artefice hanno espresso in mille diverse ed inedite sfumature il loro concetto di forma, di colore, di composizione ecc.

La storia dell'arte vede succedersi una serie di approcci diversi nei confronti della visione, tanto che alcune correnti costruiscono la loro poetica proprio su nuove acquisizioni scientifiche: caso emblematico il Divisionismo, movimento che risente specificatamente degli studi sulle leggi della visione ottica e sulle relative teorie formulate da Michel Eugène Chevreul e Nicholas Odgen Rood sui principi della scomposizione del colore e la sua successiva ricomposizione compiuta dalla retina, sui contrasti simultanei ed i colori complementari.

Mentre la moderna neurobiologia affaccia l’ipotesi che gli artisti abbiano struttura cerebrali particolari al di fuori della norma e Semir Zeki afferma che "Gli artisti sono stati, nei secoli scorsi, dei neurologi senza saperlo e hanno studiato il cervello con una tecnica del tutto inusuale", da parte sua Gombrich dice che essi hanno spesso del mondo una visione particolare, come se stessero compiendo un viaggio di scoperta attraverso cose che paiono percepite per la prima volta: è questo che li rende diversi, la capacità non tanto di scoprire nuove cose, quando di guardare quello che esiste con occhi nuovi, coinvolgendo anche chi artista non è in questa splendida avventura.

link:
L'artista non vede, guarda.
Neuroestetica


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


blog di Nicola Perchiazzi
 







RIFLETTORI SU...


Marcel Duchamp,"Nu descendant l'escalier n.2"



 

 
 

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