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Alessandro Allegri, fotografo
intervista
pubblicato il 1/03/2008
La fotografia illustrativa che si esprime da sola e non necessita di altro che dell'immagine di sé.
Mi chiamo Alessandro Allegri e mi dedico alla fotografia d'autore.
Dal 1997 al 2003 ho condotto 2 studi fotografici in Bergamo e provincia.
Ho esposto a Milano in On the road su invito di Lanfranco Colombo con un lavoro dal titolo "Pamplona-San Fermin Feria del toro"

I lavori più significativi realizzati sono i seguenti:
-Il gotico
-Il romanico
-Pamplona San Fermín
-Segni del tempo
-Orobie
-Dolomiti di Brenta
-Particolari di natura
-Metamorfosi
-Delta del po
-Pianura Padana
-Venezia
-Puglia
-Pointe du raz
-Il Palio di Siena
-Bagolino

Prediligo il b/n nei paesaggi e resto ancorato alla fotografia analogica con la vecchia sala stampa, cioè le foto rimangono quelle impresse nella pellicola.
Utilizzo il formato 24x36, 4,5x6 e 6x6.

Nella maggior parte dei lavori utilizzo due Rolleiflex biottiche per via della creatività tecnica e dell'affidabilità che offre sul campo: una macchina totalmente manuale con una qualità ottica pressoché perfetta (almeno per me).

Artonweb: Innanzi tutto, l'uso del b/n per un tema prevalente, il paesaggio, per il quale il colore è solitamente un elemento imprescindibile: da cosa è stata dettata questa scelta?

Alessandro Allegri: Solitamente ma non è una regola, è una scelta nella composizione dell'immagine, la scala tonale del b/n accomuna gli elementi dolcemente favorendo l'insieme della forma piuttosto che del particolare dovuto alla percezione di un colore o alla sensazione che esso trasmette.

Artonweb: Dice di voler 'semplicemente' trasmettere, attraverso il suo obiettivo, l'immagine che ha visto di persona, senza tanti artifici, senza retorica e senza elucubrazioni. Pensa veramente che sia possibile? Non crede che ciò che ognuno vede sia inevitabilmente una diversa e personale versione della sua foto, elaborata secondo il proprio sistema oculo-visivo e il proprio vissuto?

Alessandro Allegri : La semplicità sta nell'intuizione della potenziale immagine e nel risultato (che può piacere o no), la fotografia è un'arte illustrativa e non letteraria; se non si esprime da sola è inutile metterci una didascalia teorica che la spieghi o un effetto artificiale anche post ripresa che non le appartiene.
Oggettivamente se mi trovo in un determinato luogo ad una determinata ora, non penso di avere delle scelte rilevanti e sostanziali nelle caratteristiche degli elementi o dei soggetti principali del luogo rispetto ad altri.
E' anche vero che se tre persone fotografano lo stesso paesaggio otterranno tre risultati diversi secondo l'interpretazione, il punto di vista, la tecnica ed il materiale scelto.
Di conseguenza, anche la visione dell'immagine selezionerà gusti, ricordi e critica e sono pienamente d'accordo con lei, anche se devo aggiungere che ognuno nel proprio sistema oculo-visivo e nel proprio vissuto percepisce delle sensazioni a volte simili a volte diverse, ma questo è dovuto (secondo me) anche alla propria sensibilità.

Artonweb: Nelle sue intenzioni la fotografia vuol essere il più semplice possibile, ma il linguaggio che usa è scenografico, ad effetto, fortemente evocativo: nebbie, sfocature, immagini mosse, audaci tagli prospettici. Non c'è in tutto ciò la voglia di una comunicazione che vada oltre l'immagine, che sconfini nell'emozione?

Alessandro Allegri: No, per me no, anche se questo fa parte della fotografia, forse al limite, posso suscitare qualche stato emotivo.
In effetti, il paesaggio è scenografico ed evocativo, la gente viaggia per vedere e conoscere qualcosa di diverso, che poi ognuno prediliga un suo aspetto non discuto le preferenze degli altri.
Tutti i luoghi hanno una propria scenografia ed esprimono ad ognuno di noi delle sensazioni diverse. Non baso i miei scatti in base all'emozione dato che non sono un emotivo, ma piuttosto alle sensazioni che percepisco guardando quello che m'interessa.
Ogni luogo ha delle caratteristiche proprie: in alta montagna gli agenti atmosferici si succedono velocemente nel corso della giornata; la pianura ha poche linee convergenti verso l'alto e quando le vedi noti subito qualcosa di diverso nel paesaggio, mentre i promontori sono degli accentuati confini tra la terra e il mare, tra il misurato attraverso la nostra percezione di dimensione in rapporto ai vari elementi terreni e il non misurabile con il nostro abituale rapporto cognitivo.
In Oceano Atlantico quel paesaggio con il cielo che filtrava quei raggi era molto scenografico e il tutto dava una sensazione di grandezza. In sostanza può piacere, non ha riferimenti oggettivi ma solo interpretativi per esprimere da quel punto la dimensione di spazio e grandezza.
Se vuoi fotografare il movimento, il mosso può essere una soluzione, mentre la sfocatura può differenziare i piani di un'immagine.
Il linguaggio che uso non è mai lo stesso, dipende dalle circostanze in cui mi trovo o da quello che voglio comunicare.


Artonweb: Nelle sue fotografie è pressoché costante l'assenza della figura umana, o se c'è è del tutto marginale, a volte sfuocata, a volte sospinta in un angolo dell'inquadratura. Quali sono i motivi di questa caratteristica?

Alessandro Allegri: Di particolari motivi non ce ne sono, forse dove non occorre è inutile mettercela, d'altronde le persone non sono onnipresenti da tutte le parti, di persone sfocate comunque non ce ne sono:

- In Andalusia, in un'immagine c'è il pescatore che lancia l'esca ed è il soggetto principale.
- In Delta del Po i pescatori sono in barca.

- In Pointe du Raz la persona in alto a destra è un elemento importante dell'immagine in quanto se proviamo a toglierla si perderebbe il rapporto di dimensione che resterebbe così vago. Sono stato fortunato perché l'ho trovata così; se fossi arrivato cinque minuti prima o dopo quella persona non sarebbe comparsa nell'immagine ed avrei ottenuto un altro risultato.

- In Dolomiti di Brenta il rifugio compie la stessa funzione in maniera indiretta, una persona in lontananza sarebbe stata insignificante, mentre in primo piano avrebbe rovinato il paesaggio.

- In Orobie dove occorre ci sono gli alberi che rendono il rapporto di distanza e dimensione.

- In Monaco di Baviera c'è una piazza.
Per le altre immagini non ne ho ritenuto necessaria la presenza in quanto non determinava l'immagine.


Andalusia
Delta del Po
Pointe du Raz
Dolomiti di Brenta
Orobie
Monaco di Baviera

Artonweb: Si definirebbe un fotografo ambientalista, ecologista o naturalista? Voglio dire, la sua predilezione per le foto di ambiente viene da un rapporto con la natura di impronta documentaristica o sentimentale?

Alessandro Allegri: Tenga presente che sono nato e vivo in un ambiente naturale come la montagna, ma non mi sento un fotografo esclusivamente specializzato in questo. Mi esprimo in maniera incondizionata, non per un tornaconto ma seguendo l'istinto e il pensiero. Questo mi permette di conservare sempre la libertà interpretativa.
Forse entrambe le caratteristiche che ha accennato si uniscono, ma prediligo e lascio più spazio all'interpretazione piuttosto che alla documentazione.


Artonweb: C'è un fotografo del passato o vivente, che ha in qualche modo influenzato il suo modo di fotografare?

Alessandro Allegri:Influenzato no, ma apprezzo la fotografia dei vari autori del passato: Edward Weston, Wynn Bullock, A. Adams, R. Doisnau, H.C. Bresson, Weege, Man Ray, H.Newton, M. Giacomelli e contemporanea di F. Scianna, A.Maioli, P. Pellegrin, A.Sanguinetti, F. Fontana, G.B. Gardin. Seguo con interesse in genere tutta la fotografia, quando posso.

Artonweb: C'è uno scatto al quale è particolarmente legato e per quale motivo?

Alessandro Allegri: Particolarmente no, forse Pointe du Raz s'interpone in un periodo di scelte in cui ho capito la sostanziale differenza tra essere un fotografo commerciale e un autore.
Ma pensandoci bene le allego anche uno scatto fuori serie del 1988 a Monza, era una delle prime esperienze, come le dicevo nei fine settimana, e quel giorno sono andato a vedere il Gp.
Senza farmi vedere sono salito sulla vecchia parabolica che passa sopra il circuito e mi sono nascosto sotto il parapetto per aspettare il passaggio di Ayrton Senna.
Lo scatto sapendo poi la terribile fine di Ayrton pare abbastanza significativo: è solo in pista così come era unico il suo modo di pensare e di parlare, solo come quando sopraggiungeva ai suoi traguardi.
Allora non avevo alcun pensiero sulla fotografia e mai avrei immaginato che poi sarebbe diventata una professione.


Artonweb: Che consigli darebbe a chi si avvicina oggi al mondo della fotografia?

Alessandro Allegri: Di darsi da fare e non pensare troppo, di capire prima cosa si vuole ottenere; un lavoro, un modo di essere, un piacere o un racconto.

Artonweb: Nel minor numero di parole possibili, cosa è per lei la fotografia?

Alessandro Allegri: Un modo di esprimersi e un piacere incondizionato di raccontare qualcosa.

Artonweb: E quale pensa che sia la sua funzione oggi?

Alessandro Allegri: Quella per cui è nata: comunicativa e artistica.


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