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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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Libri
L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
Musei
A Serra San Quirico (AN), Nuovo Museo di arte contemporanea per celebrare i 20 anni del Premio Ermanno Casoli ed esporre le opere di tutti i vincitori fino ad oggi.

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Pontenure (PC), concorso per un progetto pilota di arredi urbani lungo i cammini storici del tratto piacentino della via Francigena e del Cammino di San Colombano.

Premi
Mies van der Rohe 2019, premio biennale per l'architettura assegnato dalla UE, premiati Lacaton & Vassal architectes, Frédéric Druot Architecture e Christophe Hutin Architecture.

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All'estero
Parigi, al Musée National Picasso-Paris "Picasso, Obstinément Méditerranéen", il Mediterraneo nella vita e nelle opere di Pablo Picasso. Fino al 6 ottobre 2019.

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Forte dei Marmi (LU), LA VISPA SORPRESA
a cura di Ferruccio Giromini, Franco A. Calotti, Cinzia Bibolotti
dal 15 dicembre 2007 al 24 febbraio 2008
I calembour visivi di Sergio Fedriani in una mostra che vuol rendere omaggio ad un poliedrico artista a due anni dalla morte.
A due anni dalla scomparsa, il poliedrico artista Sergio Fedriani riceve l'omaggio del Museo della Satira e della Caricatura di Forte dei Marmi, che già più volte in passato aveva ospitato le sue deliziose invenzioni visuali. Una scelta accurata di piccoli disegni, perlopiù in bianco e nero, testimonia la capacità di Fedriani di condensare in veloci schizzi, misuratamente compiuti, altrettante folgoranti idee: veri e propri "calembour" visivi, in grado di creare cortocircuiti mentali sorprendenti e gustosi. Il catalogo della mostra, edito dal Museo stesso, lo rende palese una volta di più.

Sergio Fedriani (Genova 1949-2006), architetto, ha dedicato la sua vita alla pittura, all'illustrazione e all'incisione. Suoi disegni sono apparsi su diverse testate nazionali, tra cui L'Espresso, Il Sole 24 ore, Il Secolo XIX, Il Corriere della Sera. Attivo nell'editoria per ragazzi (per Garzanti, Vallardi, ecc.), ha realizzato libri, manifesti, cataloghi. Ha disegnato scenografie per spettacoli teatrali e decorazioni per navi. Ha esposto in molte mostre personali e collettive in Italia e all'estero. I suoi disegni sono comparsi regolarmente nelle principali rassegne di grafica umoristica a livello internazionale.

Dal 2006 è attiva l'Associazione culturale Sergio Fedriani che si propone di mantenere viva la memoria dell'artista ligure e di valorizzarne le opere.

Inchiostri simpatici

Presentazione di Ferruccio Giromini

Per cominciare, chiariamo subito: non Frediani ma Fedriani. È il comune errore, detto e stampato, che ha tormentato il buon Sergio (una volta addirittura Fedrignani!) per tutta la vita – vita troppo breve, a detta di tutti. Scomparso a soli cinquantasei anni, per un male veloce, ha lasciato in eredità grandi rimpianti per la sua presenza di spirito dolcemente poetica; sì, sempre tranquillo e sorridente, certo, però quando gli sbagliavano il nome ci restava davvero male ogni volta (e un pochino lo capisco anch'io, eccome, dall'infanzia rassegnato a contrapporre ad ogni incauto Girònimi, Geromìni, Giròmini uno stentoreo e finalmente corretto Giromìni). Ebbene, poteva sembrare impossibile a vedersi, eppure anche il solare Sergio Fedriani si arrabbiava, e non solo per il cognome storpiato. Ma per le storture innumerevoli del mondo. Era un puro, e ogni tipo di ingiustizia, anche piccolissima, lo disturbava nel profondo. Era un utopista, com'è giusto che sia un artista all'inseguimento dei suoi sogni, e qualsiasi granellino negli ingranaggi della realtà lo offendeva profondamente, per cui ne faceva quasi una questione personale. Era un buono, perciò proprio non capiva la cattiveria, no, davanti ai suoi effetti devastanti non riusciva davvero a concepirne le cause.

Tutto ciò traspare, è evidente, nei suoi disegni. Sergio disegnava, da sempre, tanto, sempre, perché era il suo modo di vivere e affrontare la realtà. Cambiandola. Per renderla meglio vivibile.

Laureato in architettura, ha esercitato la professione per poco tempo, preferendole presto gli incerti radiosi dell'arte. In ciò autodidatta, ha cominciato a metà degli anni Settanta con disegni a china, bianconeri di lontana derivazione picassiana: corpi di donne, lunghi capelli, angoli di stanze, finestre, nuvole, cipressi lontani, colline morbide… Il suo tratteggio, ordinato e a volte incrociato, lo ha portato presto a incidere le lastre di metallo sperimentando l'acquaforte, la puntasecca, l'acquatinta. I suoi eclettici interessi d'artista lo hanno spinto ad affrontare soggetti specificamente artistici, ripercorrendo e reinterpretando con ironia leggerissima la pittura da cavalletto, gli sguardi incrociati tra il pittore e la modella, le pratiche dell'en plein air, e pure il gusto della reinvenzione surrealista della realtà. Da qui allo sbrigliamento della fantasia tipico del disegno umoristico il passo era davvero breve. E lui lo ha compiuto naturalmente, quasi senza accorgersene. Fino a diventare, in maniera del tutto naturale, un esponente di spicco della grafica umoristica italiana del secondo Novecento.

È così che, accanto ai molti amati maestri dell'incisione e della pittura – vengono a galla, oltre ai tagli inventivi di Picasso, anche i silenzi di Morandi, il paesaggismo dei Macchiaioli, la libertà visionaria di Magritte, qualche suggestione metafisica di De Chirico, la grandiosità delle rovine di Piranesi… – il pantheon personale di Sergio Fedriani comprende pure numerosi maestri del disegno "umoristico" internazionale (mettiamo la parola tra virgolette, per evidenziare che bisogna dedicarle un'attenzione speciale, in quanto c'è chi considera il termine in modo restrittivo e quasi denigrativo, mentre sappiamo che viceversa il genere è arduo, a volerlo esercitare come si deve, e peraltro è perfettamente in grado di attingere a vette autonome sublimi).

Chi non è di primo pelo e ha vissuto quegli anni ricorda che a partire dal 1965 aveva preso ad occhieggiare nelle edicole italiane l'innovativa rivista "Linus", ogni mese prodiga di proposte visive e intellettuali tutte assolutamente sorprendenti e stimolanti. L'adolescente e poi giovane studente di architettura Sergio, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, su quelle pagine intelligenti ha così modo di scoprire un intero mondo di creativi, molti dei quali campioni assoluti di umorismo grafico. Pur apprezzando come si conviene la delicatezza penetrante dei Peanuts di Charles Schulz, la garbata causticità del Pogo di Walt Kelly, il lunare teatrino dell'assurdo del Krazy Kat di George Herriman, l'irridente provocazione di Georges Wolinski, le irresistibili fissità sospese di Copi, è però soprattutto sull'umorismo di poche o senza parole che si fissa l'attenzione del futuro dessinateur d'humour. Se per l'uso dell'acquerello diluito e sognante, che gli darà poi la fama più vasta e completa, il dichiarato nume di riferimento è il belga Jean-Michel Folon, invece per il disegno in bianco e nero, in punta di pennino e in piccolo formato, sono altri tre i nomi cardinali della formazione fedrianea: l'ebreo rumeno-statunitense Saul Steinberg, l'ebreo polacco-francese Roland Topor e l'americano atipico Edward Gorey. Del primo, dunque, ama il gusto per la boutade puramente grafica, dove il segno si anima, si fa oggetto, anzi si fa soggetto. Del secondo, invece, adotta lo stile veloce di tratteggio istintivo, schizzato, e il gusto anche ridanciano e un po' beffardo della sfida visiva. Del terzo, infine, predilige in molti casi la compostezza estetica e la sospesa eleganza metafisica.

Ecco, mescolando con lenta attenzione questi tre ingredienti, prende forma e sostanza l'autonomo sense of humour di Fedriani: ora delicato, ora birichino, ora ammiccante, sempre sorprendente. E a questo punto ancora tre elementi costitutivi ne vanno sottolineati. Il primo è la cultura di fondo, visiva ma non solo, cui rimandano i mille disegni che compongono questa personale multiforme "taccuineide", infarciti come sono di rimandi e citazioni a nozioni e concetti ora letterari e ora storici, ora scientifici e ora geografici, ora matematici e ora tecnici, tutti filtrati dalla lente sorridente del nostro ineffabile pescatore e distributore di sorprese. La seconda componente è una fondamentale, per non dire preponderante, "francesità" dell'atteggiamento espressivo, ossia una predilezione formativa per le atmosfere un po' nevrotico-parigine di Balzac, Daumier, Brassens, Simenon, Juliette Gréco, Truffaut, Aznavour e un po' luminoso-provenzali di Cézanne, Matisse, Charles Trenet; predilezione evidenziata anche dalla titolazione francofona di molti disegni. La terza caratteristica è la propensione dichiarata per il ricorso all'artificio affettuosamente retorico del calembour, parola francese – non a caso – che si traduce di solito come "gioco di parole" ma che per Fedriani diventa un gioco incrociato tra le parole e le immagini, dove una si trasforma a sorpresa in un'altra senza però tradire se stessa. Cos'altro sono l'ombrello punto interrogativo, l'orecchio manico di tazzina, le chiavi-freccia che cercano di centrare la serratura-bersaglio, la goccia-fiamma che non può essere che una "bugia", il proiettile col copricapo che non può essere che una "bombetta"? Tutte acrobazie verbovisive per suscitare altrettanti irresistibili sorrisi sotto i baffi: sia i veri baffi biondi dell'autore, sia i baffi veri e finti, magari indossati appunto per ridere, i baffi ideali del suo pubblico sorridente.

Forte dei Marmi (LU)
Museo della Satira e della Caricatura
Forte Leopoldo
15 dicembre 2007-24 febbraio 2008
inaugurazione : sabato 15 dicembre ore 17.00

info: 0584.280234-0584.876277
info@museosatira.it
museosatira@gmail.com
www.museosatira.it/fedriani


DE ARCHITECTURA
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