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Frammenti di civiltà dal 04 maggio al 22 maggio 2009
Non solo il recupero di materiali
di rifiuto, ma costruzione razionale di elementi simbolici
in grado di trasformarsi in oggetti estetici evocativi.
La poetica di Ignazio Fresu
è articolata e complessa. Alcune opere materiche
dal titolo ”Frammenti” ci fanno pensare a ruderi
arcaici la cui struttura si articola secondo antiche topografie
di città distrutte dal tempo e recuperate solo grazie
a scavi archeologici. Questi mettono in evidenza le fondamenta
di case o di agglomerati urbani. La raffinatezza cromatica,
basata su verdi-azzurri ed aranci, con cui Ignazio Fresu
ci presenta questi scavi, costituiscono ritmi geometrici
paralleli o ripetuti che si richiamano empaticamente e conferiscono
all’opera un che di modulare.
Un’opera di recupero quindi quella di Fresu che vuole
riportarci indietro nel tempo per renderci consapevoli di
un momento di vissuto umano che non è più,
ma che è ancora capace di suscitare in noi le emozioni
che la memoria può evocare.
Altre volte la pittura-scultura è costituita da lastre
metalliche rettangolari sulle cui superfici emergono incrostazioni
materiche, quasi granuli di sabbia o di saldatura che vanno
via via ispessendosi scendendo dall’alto in basso.
Queste concrezioni assumono sfumature diverse a seconda
degli ossidi che le ricoprono, per cui i colori sfumano
dai gialli-blu ai rosa-verdi, ai grigi, con variazioni diffuse
che caratterizzano ogni lastra. Notevole è l’effetto
luce che fa assumere ai colori ed agli aggetti connotazioni
particolari alle composizioni. Anche qui l’effetto
del tempo pare manifestarsi attraverso accumulazioni materiche
che in qualche modo ricordano quelle naturali di stalattiti
e stalagmiti. Bella questa trasposizione creativa che ci
ricorda aspetti di recupero di reperti fisico-chimici, quasi
portati su un piano per essere fruiti ed analizzati al microscopio.
A volte il frammento è visto come ad ingrandimento,
in cui la struttura architettonica viene scandita attraverso
una serie di rettangoli e quadrati in rapporto tra loro,
una sorta di composizione alla Mondrian in cui i due soliti
colori complementari (azzurro-arancio) si accostano o si
contaminano attraverso rilievi bruni e grigi che ne definiscono
le forme.
Possiamo dire che Fresu riporti alla luce, con i suoi recuperi
archeologici, antiche fasi creative di un mondo ormai corroso
dal tempo, facendoci riflettere sullo stato mutevole delle
cose e mostrandoci, in chiave poetica, il disfacimento cui
l’erosione e l’abbandono portano.
La speranza in una continuità dell’arte ci
viene presentata attraverso alcune sue “installazioni”,
quasi sculture modulari, costituite da multipli di oggetti
industriali che si replicano a piacere in un ambito prospettico.
Il suo non è solo il recupero di materiali di rifiuto,
ma la costruzione razionale di elementi simbolici in grado
di trasformarsi in oggetti estetici evocativi.
Frammenti di civiltà dal 04 maggio al 22 maggio 2009
vernissage: 4 maggio 2009 ore 19:00
curatore Silvano Battistotti
ArteGioia107
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da martedì a venerdì
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