Libri Archeologia del Moderno, di Ignasi de Solà-Morales: alla ricerca delle radici della modernità seguendo un insolito punto di vista.
Musei Gallerie d'Italia, un progetto di Intesa Sanpaolo per condividere con la collettività un patrimonio artistico e architettonico di1.000 opere d'arte esposte in diverse città del Paese a formare una rete di poli culturali unica nel suo genere.
Concorsi Concorso Fotografico Nazionale 2012 di Comuni-Italiani.it dove fino al settembre 2012 si possono candidare foto su due temi: Piazze e Ponti.
Verranno assegnati 25 premi.
Premi
La AIDS Memorial Park Design Competition, concorso volto a creare un parco commemorativo per le 100.000 vittime dell'Aids newyorkesi, è stata vinta da Mateo Paiva, Lily Lim, John Thurtle, Insook Kim e Esteban Erlich, rendering di Guillaume Paturel, con il progetto “Infinite Forest”.
Attualità TV.ARTE.tv, artisti in video, l'Arte raccontata da chi la crea.
All'estero:
Londra, alla National Portrait Gallery, Saint Martin's Place, "Lucian Freud. Portraits", fino al 27 maggio 2012.
FRASE DEL GIORNO
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Il
declino del ritratto di Alessandro Tempi
Il
rapporto fra ritratto e identità, così fortunato nella pittura del
passato, pare sia ormai giunto al limite o perfino esaurito ed estinto: quali
forme espressive potranno d'ora in poi aspirare ad esprimere l'identità
dell'uomo?
L'identità
del sé ha una sua storia, una sua tradizione di pensiero a cui la pittura
ha contribuito non meno che la teoresi filosofica, la psicologia e le scienze
cognitive. In pittura questa tradizione, questa storia è stata elaborata
sull'idea o presunzione che il volto umano ci identifichi non per l'effettiva
fisionomia, ma per l'immagine che essa, la pittura, ne sa dare. L'iconografia
è più forte della mimesi - nel Medioevo un uomo si riconosceva dalle
insegne o da altri segni esteriori che parlavano se non per lui, di lui. Almeno
fino al Rinascimento, i tratti del volto erano infatti considerati un'articolazione
di segni simbolici che concorrevano a trascrivere l'invisibile entro i confini
della fisicità.
Se seguiamo Benjamin e la sua teoria dell' "inconscio
ottico", questo fatto è ritornato con l'avvento della fotografia:
un procedimento tecnico che pare assicurare la perfetta aderenza rappresentativa
riconsegnandoci nel tempo quello che il naturalismo rinascimentale pareva aver
smarrito, vale a dire l'invisibile, il non-dicibile, il non conscio. L'evoluzione
storica del ritratto tuttavia ci dice che il volto umano non si pone mai come
soggetto autosufficiente; esso necessita infatti di una coreografia, di una messa
in scena in base alla quale aggiungere alla riconoscibilità fisica caratteri
ulteriori (status sociale, culturale, velleità, ambizioni, vezzi, ossessioni
etc.). Il cinema ha poi ripreso il tema del volto dalla pittura, più
che dalla fotografia (Jacques Aumont "Du visage au cinema" , Paris,
Editions Cahiers du Cinema, 1992) ma ha fatto sì che la fotogenia sostituisse
la fisionomia. La rappresentazione del volto è scissa dal problema dell'identità
e dell'elaborazione visibile di ciò che non si vede. Il tema della
scissione è del resto contiguo alla "crisi della soggettività"
che si dibatte in ambito filosofico (ricordiamo a proposito le parole di Deleuze
su Francis Bacon: "Dipinge la testa cancellando il volto"). Il problema
è dunque questo: è ancora possibile pensare la rappresentazione
del volto (ritratto) come fattore di identità, come corrispondenza significativa
fra segno e cosa?
Lo è
ancora, oggi che l'eidomatica può produrre volti senza corpo, corpi senza
anima, mere fittizie apparenze ? Oppure sono queste altrettante forme di soggettività
senza identità, di sé decostruibili? Il rapporto fra ritratto
e identità, così fortunato in pittura, è ormai giunto al
limite o perfino esaurito?
Nel cinema, il ritratto coincide col dominio
iper-identitario della star. Nella fotografia, esso funge da modello per individui
affamati di fisionomie precostituite. In pittura, esso è ormai da tempo
un genere estinto.
Cosa può ancora aspirare ad esprimere l'identità
dell'uomo?