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Mauricio Amster, un manifesto della Guerra Civile spagnola
di Vilma Torselli
pubblicato il 31/03/2009
"Un grito pegado a la pared

Le immagini e gli slogan dei manifesti del periodo della Guerra Civile spagnola (1936-39) sono un prezioso documento di valore storico ed artistico che delinea le caratteristiche più marcatamente popolari di un linguaggio espressivo di grande incisività grafica, violento cromatismo ed immediata efficacia comunicativa, con fini propagandistici e divulgativi attorno a temi di grande presa sociale: l’educazione, la lotta all’analfabetismo, l’arruolamento, la politica, lo spionaggio, il nazionalismo.

Seppure allineata con i canoni estetici della cartellonistica contemporanea nel resto d’Europa, questa produzione di affiches , influenzata dalle particolari condizioni socio-politiche della Spagna pre-franchista (periodo della guerra civile spagnola, 1936 - 1939), si distingue per una maggior varietà ed incisività delle tematiche trattate, per una trascinante carica creativa e per l’adesione trasversale di tutto l’ambiente intellettuale, coinvolto nel generale entusiasmo e spirito collaborativo: molti i letterati, Rafael Alberti, Max Aub, José Bergamín, Luis Buñuel, Luis Cernuda, León Felipe, María Teresa León, Juan Ramón Jiménez, Antonio Machado, Pedro Salinas, María Zambiano, molti gli scultori, pittori, grafici, disegnatori - gli autori di manifesti provengono per lo più dal settore pubblicitario e da varie assiciazioni professionali non politicizzate - che supportano con il loro ingegno le organizzazioni politiche, sindacali e sociali del paese, che danno voce alle istanze democratiche minacciate dal totalitarismo, che sollecitano l’affermazione di una salda coscienza popolare. I nomi più noti sono quelli di Mauricio Amster, Bagaria, Arturo Ballester, José Bardasano, Cañavate, José Espert, Gori Muñoz, Pedrero, José Renau, Solá y Tono.

"Un grito pegado a la pared”, un grido affisso al muro, così vengono definiti i manifesti della Guerra Civile, lanciato degli artisti con una visione eroica della rivoluzione democratica, con chiari intenti politici e propagandistici giocati sul filo di un’emotività fortemente empatica.

Mauricio Aster, spagnolo di nascita e cileno di adozione, tipografo, grafico, disegnatore (sua la famosa Cartilla escolar antifascista edita nel 1937 dal Ministero dell’Istruzione pubblica e Belle Arti) realizza due figure parallele in corsa, simboli del potere militare e di quello civile, nella stessa posa e, si direbbe, mentre gridano le stesse parole, consegnando alla violenza del colore l’espressione di una intensa carica dinamica: la muleta rossa in primo piano non è infatti meno espressiva della figura umana, oggetto di forte significato collettivo che richiama una delle tradizioni popolari più antiche e sentite in terra spagnola, qui utilizzato come simbolo del movimento popolare unito nella lotta per scacciare l’invasore.

Questa stagione eroica termina nel 1939, dopo tre anni di violenti combattimenti, quando il generale Franco riesce ad instaurare il suo potere dittatoriale.

 




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