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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: L'automobile, mito futurista.
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Metropolismo
di Vilma Torselli
pubblicato il 4/04/2007
"La pittura diventa pubblicità della pittura, chiamata a raccolta di immagini colte e oggetti status-symbol, nobilitati per la loro griffe ed abilitati a partecipare al nuovo banchetto iconografico." (Achille Bonito Oliva)
Il Metropolismo è un movimento di recente costituzione, fondato nel 1987 da Nico Paladini con la successiva adesione di Loredana Raciti, Pier Luigi Cesarini, Carlos Grippo, Mirko Pagliacci, mentre Achille Bonito Oliva ed Omar Calabrese ne costituiscono l'anima teorico-critica.

Come a suo tempo la Pop Art, il Metropolismo centra la sua attenzione sulla moderna comunicazione, soprattutto televisiva, per un'arte che non si propone come "altro" dalla quotidianità e dal nitore impersonale dell'immagine tecnologicamente prodotta, ma ne imita "neutralità, oggettività, e apparente semplificazione visiva" per appropriarsi dello stesso pubblico, al quale vengono offerte indifferenziatamente le stesse immagini iconografiche prive di introspezione e di profondità psicologica.

"Come lo spazio metropolitano assembla eventi e persone diverse tra loro e la televisione luoghi e personaggi lontani, cosi gli artisti del Metropolismo utilizzano intenzionalmente la pittura come luogo di condensazione di immagini superficialistiche che si danno all'occhio dello spettatore per la loro resa puramente visiva, per il loro decoro figurativo e il marchio di provenienza.
La pittura diventa pubblicità della pittura, chiamata a raccolta di immagini colte e oggetti status-symbol, nobilitati per la loro griffe ed abilitati a partecipare al nuovo banchetto iconografico
." ("Metropolismo, ostensible value", Achille Bonito Oliva)

Attraverso un linguaggio formale sostanzialmente tradizionale e figurativamente descrittivo, eccletticamente assembleista, in dialogo diretto con la fotografia e con i vari, moderni mezzi tecnologici, i metropolisti propongono la realtà urbana affollata dalle immagini spersonalizzate della pubblicità che trasforma gli oggetti in simboli collettivi di uno status symbol effimero, in continuo cambiamento, in costante adeguamento alle nuove religioni consumistiche, nell'aspirazione all'appartenenza ad una élite che detta le tendenze: è il trionfo dell'immagine avulsa dal suo significato originario, dell'esibizione visuale, dell'apparire anzichè dell'essere, non a caso Bonito Oliva titola un suo intervento "Metropolismo, i valori dell'apparente".
In un contesto sociale "continuamente bersagliato da immagini che si insediano irrazionalmente nella profondità dell'inconscio" ("Riflessioni sul Metropolismo", Nico Paladini), il risultato è un livellamento dei bisogni, dei gusti e della cultura "tra i diversi soggetti sociali, aiutati in un esasperato consumismo proprio dal levigato schermo televisivo che espone per tutti stessi produttori e stesse immagini" ("Metropolismo, ostensible value", Achille Bonito Oliva).

Rispetto alla Pop Art, con la quale sono evidenti i punti di contatto nell'adozione di un linguaggio fortemente contaminato, se non fotocopiato, dai modi comunicativi dei media e nell'attuazione di una premeditata provocazione culturale, il Metropolismo, all'interno del quale i singoli artisti adottano linguaggi indipendenti e diversi, si propone in termini di maggior criticità nei confronti della società, con una preoccupazione per l'esito estetico estranea alla Pop Art, almeno nelle intenzioni se non nei risultati, confermando che, nonostante tutto, gli artisti metropolisti vogliono "fare arte".

Se ci riescono, lo diranno i posteri.


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