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Il "Museo obbligatorio"
di Vilma Torselli
pubblicato il 19/07/2008
"Un giorno, viaggiando in metropolitana, ho visto un pannello nero vuoto dove doveva andare un messaggio pubblicitario. Ho capito subito che quello era lo spazio più appropriato per disegnare. Sono risalito in strada fino ad una cartoleria ed ho comprato una confezione di gessetti bianchi, sono tornato in metropolitana ed ho fatto un disegno su quel pannello....." (Keith Haring)

Da recenti studi compiuti da un gruppo di sociologi incaricati di analizzare la realtà della metropolitana di Parigi, sembra giunto il momento di revisionare il vecchio concetto di metropolitana come disumanizzante buco nero, non luogo dell’indifferenza, della incomunicabilità e dell'anonimato, a favore del concetto di luogo di flusso, antropogenetico di una specie umana di recente creazione, in continua ridefinizione e adattamento, mutevole a seconda delle città, delle localizzazioni, dei giorni della settimana e persino delle ore del giorno.

La metropolitana pare insomma essere diventata nell’immaginario collettivo il luogo di tutti gli incontri possibili, dei fantasmi e delle fantasie di un’umanità in viaggio per la quale "La situazione di mobilità non è una parentesi, un tempo vuoto: è un momento della vita sociale, la cui natura non è stata molto studiata" (Paribulle, http://www.paribulle.com/).

Già Giuseppe de Rita, segretario generale del Censis, nei primi anni 2000 ha individuato nei "flussi" la realtà più significativa della nuova metropoli, sede di una "società frammentata, molecolare, dispersa", dove le infrastrutture generano momenti casuali e flessibili di aggregazione e disaggregazione di più individui, complementando ed in parte modificando l’idea di Marc Augé che ravvisa queste strutture di nuova tipologia come non-luoghi antropologici nei quali si coagula una nuova umanità composta da individui "simili ma soli", anonimi gli uni per gli altri, non-luoghi come nuovi territori dello spazio pubblico caratterizzati dal fatto di "non fornire identità, di non essere storici, di non essere relazionali".

Comunque si voglia intenderli o definirli, si tratta di spazi ad alto vuoto contenutistico, in cui lo "spaesamento" indotto dalla non-identità può essere vantaggiosamente colmato dall'attribuzione di una funzione educativa e sociale che abbia come scopo di familiarizzare i fruitori con linguaggi di comunicazione di impatto immediato in grado di arrivare anche al passante più frettoloso e distratto, come ad esempio quello dell’arte visiva, inserendoli nei luoghi della vita come eventi quotidiani alla portata di tutti.
Questa "strategia commerciale del visivo", per usare un'espressione di Elio Grazioli ("Arte e pubblicità", Mondadori, 2001)) è un procedimento che la pubblicità ha da tempo formulato ed utilizzato e che l’arte mostra di poter vantaggiosamente replicare, servendosi sempre più spesso degli elementi messi a disposizione dalla pubblicità e utilizzando i modelli pubblicitari, di grande efficacia comunicativa, per veicolare contenuti e messaggi artistici: come dire che vendere un prodotto o vendere cultura non sembrano oggi due cose troppo differenti.

Rispetto al resto d’Europa, in Italia questo tipo di approccio tendente a stabilire una più stretta relazione tra vita ed arte, estrapolando quest’ultima dai luoghi tradizionalmente deputati ad ospitarla, gallerie e musei, è relativamente recente.
Una delle iniziative più interessanti in questa direzione riguarda Napoli, dove, a partire dal 2001, sono state aperte alcune stazioni della nuova metropolitana, complessa rete sotterranea in un'area di sottosuolo tra le più trafficate del mondo, opera di grande impegno tecnico e specialistico, ora emblematica anche per un innovativo concetto estetico e funzionale alla base di un progetto globale di riqualificazione tendente a fare proprio della metropolitana un museo d'arte moderna e contemporanea.
L'esempio di Napoli è particolarmente significativo in un'epoca nella quale gli sforzi di progettisti ed urbanisti si indirizzano con inedito interesse verso la definizione concettuale, strutturale ed architettonica dei non-luoghi, tali essendo i percorsi obbligati lungo i quali si concretizza l'occasione di esporre alla vista di spettatori di varia cultura ed estrazione, senza celebrativismi ed enfatizzazioni, ciò che non fa parte della loro quotidianità ma che, giorno dopo giorno, può entrare a far parte della loro sfera psicologica e percettiva.
La realizzazione delle stazioni è stata affidata a grandi nomi dell'architettura italiana (fra i quali Gae Aulenti e Alessandro Mendini), mentre le opere esposte negli spazi appositamente allestiti in ogni stazione, a parte quella che accede direttamente al Museo Archeologico, appartengono a vari artisti contemporanei, Albanese, Cucchi, Del Pezzo, Brisani, Paladino, Rotella, Alfano, De Maria, Sol LeWitt, Pistoletto, Longobardi ed altri ancora, una schiera eterogenea in grado di fornire un panorama completo delle varie tendenze e dei vari linguaggi dell'arte oggi.
Achille Bonito Oliva, coordinatore artistico del progetto 'Stazioni dell'Arte', parla di questo intervento come di un “museo obbligatorio”, nel quale il pubblico entra senza timore reverenziale e quasi suo malgrado, superando nell’incontro casuale con opere “acchiappa-sguardi” la difficoltà di decodificazione che l’arte moderna spesso interpone tra sé e l’osservatore, scoraggiando ogni tentativo di approccio non mediato da interpretazioni esterne ( del critico, dell’artista, del divulgatore ecc.).
Frammisto agli accadimenti della vita, suoni, luci ed interferenze varie, il linguaggio artistico ne assume i caratteri di normalità, quotidianità e semplicità.

Questo esempio di sintesi tra arte, urbanistica e architettura può costituire, in un paese come l’Italia notoriamente refrattario alle ibridazioni disciplinari, un forte segnale nella direzione dell'interdisciplinarità, dell'integrazione dei linguaggi e, in senso generale, di un pluralismo culturale adeguato ai problemi delle nuove realtà sociali e alla complessa antropologia urbana delle nostre città: forse è proprio l'arte, a maggior ragione se opportunamente integrata nello spazio della vita, il mezzo per rapportarsi con il divenire del mondo e del tessuto sociale, per superare le difficoltà dell'individuo a definire una realtà in cui prevale l'indefinitezza, relazionandosi con essa.

Una bella documentazione per immagini dell’arte in metropolitana nel mondo si trova sul sito
http://www.mic-ro.com/metro/metroart.html

 




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