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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: La linea curva
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L’arte nel cesso. Da Duchamp a Cattelan, ascesa e declino dell'arte contemporanea” di Francesco Bonami: all'arte contemporanea non bastano più le idee che cercano di essere una più rivoluzionaria dell'altra perché ha esaurito il suo potere di stupire.
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A Serra San Quirico (AN), Nuovo Museo di arte contemporanea per celebrare i 20 anni del Premio Ermanno Casoli ed esporre le opere di tutti i vincitori fino ad oggi.

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Pontenure (PC), concorso per un progetto pilota di arredi urbani lungo i cammini storici del tratto piacentino della via Francigena e del Cammino di San Colombano.

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All'estero
Parigi, al Musée National Picasso-Paris "Picasso, Obstinément Méditerranéen", il Mediterraneo nella vita e nelle opere di Pablo Picasso. Fino al 6 ottobre 2019.

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Cavandoli un anno dopo
di Piero Tonin
pubblicato il 9/03/2008

Il 3 marzo segna il primo anniversario della scomparsa di Osvaldo Cavandoli (1920-2007), creatore de La Linea.
Questo è il mio piccolo ricordo personale di un indimenticabile amico e maestro.
Osvaldo Cavandoli: due o tre cose che so di lui.

Ricordi sparsi di un grande amico.

Si dice che fumettisti e animatori altro non siano che attori frustrati che, in mancanza di mezzi adeguati, danno sfogo alla loro repressa voglia di protagonismo attraverso il disegno.
Nulla fu mai più falso nel caso di Osvaldo Cavandoli in arte "Cava", geniale creatore de La Linea, che nella vita di tutti i giorni era una vera e propria rock star, un entusiasta della vita che la vita l’ha vissuta alla grande.
Tutto, o quasi, si sa del suo amore per il disegno, ma chi ha avuto il privilegio di frequentarlo nel suo regno, lo storico Studiocine Cavandoli di via Prina, ha avuto il piacere di scoprire le altre grandi passioni che muovevano l’Osvaldo.

Al centro dello studio il Cavandoli ufficiale, il Creatore de La Linea seduto dietro alla scrivania con foulard da playboy d’ordinanza, sigaretta sottile perennemente accesa e occhietti furbi di chi la sa molto più lunga di te.
Tutt’attorno, indizi del Cavandoli artigiano, in grado di trasformare con le proprie mani una scrivania in un perfetto tavolo per animazione, in modo da poter disegnare e rispondere al telefono senza doversi alzare.
E poi i mascherini con la silhouette de La Linea, rigorosamente fatti in casa, per tracciarne sul foglio l’inconfondibile profilo con un unico tratto e velocizzare così il lungo e tedioso lavoro di animazione.
In una bacheca i pupazzi dei caroselli anni ’50, tutti realizzati a mano dall’Osvaldo, dall’anima in metallo con giunture in piombo fino ai più minuti dettagli del viso e dei vestiti: pinocchi e geppetti, cowboys a cavallo e vecchietti da saloon, negri politicamente scorretti, improbabili gangster alla Fred Buscaglione, indiani e diligenze.
Immediatamente dietro alla scrivania, la piccola sala da ripresa con le pareti nere dove hanno preso vita i cortometraggi de La Linea che avrebbero fatto il giro del mondo. Una mastodontica moviola grigia per il montaggio e soprattutto il banco da ripresa per fotografare i disegni su pellicola, costruita dall’ingegner Cavandoli adattando una vecchia macchina da ripresa 35mm degli anni ’30.
Ma le sorprese vere e proprie iniziavano visitando il vecchio teatro di posa dove sono stati realizzati gran parte dei film a pupazzi animati prodotti da Cavandoli negli anni ’50.
Nella gran confusione di oggetti di ogni genere spiccavano una 600 grigia perfettamente conservata e, su una delle altissime pareti, un gran cielo azzurro dipinto, ormai quasi del tutto sbiadito, che faceva da sfondo alle avventure dei pupazzi animati, molti dei quali stazionavano nel magazzino in attesa di essere restaurati, ovviamente dallo stesso Cavandoli.
In alto, su irraggiungibili scaffali, migliaia e migliaia di disegni realizzati per i caroselli e i corti de La Linea, forse in attesa di una catalogazione.
Per far fronte alle giornate di scarsa ispirazione, il Cava aveva predisposto, in un angolo del magazzino, un’attrezzatissima cucina nella quale era in grado di realizzare marmellate, liquori, salse, sughi, confetture, sottaceti, sciroppi, olii aromatici, canditi, che elargiva con generosità ai frequenti visitatori dello studio. I vasetti erano adornati con eleganti etichette in stile liberty recanti la scritta "Premiata Conserveria del Cava", e mese ed anno di produzione. Tra le conserve più prelibate si ricordano la formidabile salsa di seppie e totani per condire gli spaghetti, e il leggendario "Cippomo", straordinario incontro di cipolla e pomodori verdi.......

continua >>>>>>

P.S.:
Materiale inedito, che arricchirò nel tempo ogniqualvolta ce ne sarà l'opportunità, si trova in questa pagina su MySpace:
http://www.myspace.com:80/osvaldocavandoli

http://www.pierotonin.com/
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