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I frattali di Jackson Pollock
di Vilma Torselli
pubblicato il 26/04/2007
Un matematico, pittore astratto dilettante, ed un artista alla ricerca di una totale casualità compositiva hanno trovato, per diverse vie, un nuovo modo di approccio alla conoscenza del mondo.
E' noto come Jackson Pollock sia l'inventore ed il massimo rappresentante di una corrente dell'Espressionsimo astratto americano detta action painting o pittura gestuale, per il ruolo fondamentale che ricopre, nella sua genesi, il gesto creativo dell'artista che, come un demiurgo dai poteri divini, crea dal nulla.
Per ottenere il massimo della libertà creativa ed il minimo del condizionamento sia mentale che fisico, Pollock inventa anche una tecnica, il dripping (ispirandosi alle pitture rituali realizzate sulla sabbia degli indiani Navajo), che gli permette di depositare il colore sulla tela secondo flussi materici liberamente discendenti per forza di gravità, anziché in pennellate distese, in un processo ripetitivo e dinamico che sovrappone in più riprese varie stratificazioni di tracce colorate: facendo affiorare e liberando, in questo lungo processo gestuale, il sentimento interiore e gli impulsi più profondi, l'artista si muove attorno alla tela, posata a terra, impegnando nel gesto creativo non solo la mano ed il braccio, ma tutto il corpo, la tela non ha più un centro, un verso, un inizio ed una fine, ma diviene una sorta di territorio da percorrere sulle tracce di una grande composizione all over, indifferenziata e caotica.

In realtà, lo sgocciolamento della vernice fluida attraverso fori casuali praticati nel contenitore o direttamente dal pennello imbevuto è un processo naturale che obbedisce a leggi precise, all'interno di un "sistema caotico", secondo un ordine caotico, teorizzato negli anni '60 come teoria del caos (di cui Henri Poincaré pose le basi), ipotesi scientifica formulata quando la scienza si rese conto di non essere in grado di spiegare secondo i principi tradizionali gli aspetti irregolari e incostanti della natura e della realtà in campo fisico, biologico e persino socio-economico.
Ma poco dopo Benoit Mandelbrot, matematico francese di origine polacca, elabora una sua teoria, una nuova modalità di rappresentazione della teoria del caos, che, più di quella euclidea, si presta ad analizzare e classificare i fenomeni naturali non racchiudibili nei consueti schemi geometrici, dando vita alla teoria dei frattali, in cui convergono geometria, fisica e informatica.
Molto sinteticamente, si può dire che un frattale (dal latino fractus, infranto) che qualcuno ha definito l'impronta digitale della natura, è una figura geometrica nella quale si ripete su scala sempre più ridotta uno stesso motivo che all'ingrandimento rivela indefinitamente sempre nuovi particolari, in cui ogni piccola parte possiede una struttura molto simile a quella dell'insieme (proprietà dell'auto-similarità): si tratta di una figura molto adatta ad esprimere graficamente molti fenomeni apparentemente casuali, come le forme della natura, secondo un rigoroso modello matematico, legato ad un nuovo concetto di dimensione.
Sono concetti né semplici né intuitivi, legati proprio alla pittura di Pollock, apparentemente così istintiva e priva di regole, da un legame di relazione scoperto negli anni '90 da Richard Taylor, un matematico-artista, docente di fisica all'Università dell'Oregon e pittore dilettante di opere astratte.
Narra la leggenda come il giovane docente abbia condotto i suoi allievi in campagna per una seduta di pittura en plein air e come un sopravvenuto temporale abbia obbligato la comitiva ad abbandonare in fretta e furia il sito lasciando sul posto il materiale didattico. Ciò provocò accidentalmente lo sgocciolamento (dripping) dei colori sulle tele, rivelando come il moto di caduta dei fluidi (la vernice sgocciolante dal contenitore o dal pennello imbevuto) sia un processo naturale che obbedisce a leggi precise, quelle frattaliche, appunto ("Fractal Analysis of Pollock's Drip Paintings", R.P. Taylor, A.P. Micolich and D. Jonas,1999)-

A seguito di questa straordinaria intuizione, le opere di Pollock sono state scansionate al computer attraverso un reticolo, grazie al quale è risultato evidente che il pigmento colato sulle tele definisce uno schema distributivo delle zone riempite di colore e delle zone bianche sempre ricorrente, per quanto si riduca la scala di osservazione, secondo una precisa struttura frattale simile a quella in cui evolvono le forme naturali: siamo negli anni '40, più di 25 anni prima della scoperta di Mandelbrot!

Un matematico ed un artista hanno trovato, per diverse vie, un nuovo modo di approccio alla conoscenza del mondo, l'arte, come più volte è già accaduto, ha fatto una fuga in avanti ed ha preceduto il pensiero razionale: inconsapevolmente Pollock, alla ricerca di una totale casualità compositiva, in realtà mima precisi schemi naturali, in ciò starebbe anche il segreto della gradevolezza dei suoi dipinti.
L'abbandono della verticalità della tela, l'uso del colore per gravità, l'esecuzione del dipinto con un procedimento isotropo multidirezionale, frutto del gesto che l'artista compie sgocciolando con ritmo pendolare sulla tela, ondeggiando avanti e indietro, hanno come risultato il caratteristico "stile frattale" di Pollock, talmente inimitabile che l'analisi al computer della trama del dipinto è oggi prova della sua autenticità.

Il confine tra arte e scienza si fa sempre più labile, trovando il suo punto di tangenza nell'uomo, che non è scienziato, o artista o altro, ma una esseità indivisibile nella quale tutto è contenuto, a livello conscio o sotto forma di archetipo mentale che l'intuizione svela ed esprime attraverso mezzi irrazionali, o attraverso l'arte, l'eterna menzogna che ci fa conoscere la verità

* articolo aggiornato il 14/08/2016


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