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Piero Manzoni, "Merda d'artista"
di Vilma Torselli
pubblicato il 6/05/2007

Un artista che ha contribuito in maniera decisiva e personale al rinnovamento del panorama artistico non solo italiano, costruendo più dubbi che certezze.
".......Alla realtà parziale del quotidiano Manzoni risponde con la totalità relativa dell'opera, che ha ormai perduto tutte le proprie allusioni ai traumi dell'esistenza ed ha invece acquistato un suo splendente superficialismo. Il Superficialismo è coscienza del carattere bidimensionale del linguaggio, della sua qualità di essere oggetto e soggetto della creazione." (Bonito Oliva)

Piero Manzoni (1933-1963) è in genere convenzionalmente e correttamente classificato nel movimento del Nouveau Réalisme, ma sono molte le etichette che si potrebbero applicare a questo artista sostanzialmente non etichettabile, che capta ed esprime le istanze di rinnovamento morale e sociale degli anni '60 nei termini di una contestazione ironica e dissacratoria che ha nel Dadaismo la sua ascendenza più prossima.

Nella scia dei più ampi dettami dell'arte concettuale, Manzoni identifica nell'idea che precede l'opera la vera essenza dell'opera stessa, perchè il progetto, il gioco sottile dell'intelligenza, la formazione del pensiero sono i veri prodotti artistici, l'opera non è che traduzione materiale di un discorso e di una riflessione filosofica: con coerenza e rigore, ma soprattutto con l'intelligenza tagliente di un uomo sempre e comunque contro corrente, Manzoni dà il suo personalissimo contributo a rifondare il concetto di arte e di realtà azzerando tutte le pratiche tradizionali culturali, etiche, morali, per lasciar spazio al pensiero e alla sperimentazione più spinta.
Fortemente impressionato dall'opera di Yves Klein e dai suoi Monocromes, Manzoni realizza nel '57 gli Achrome, nei quali il discorso intrapreso da Klein perde l'originario significato mistico e spirituale di infinità energetica, radicalizzandosi al punto che il quadro non è solo e semplicemente monocromo, ma addirittura è privo di colore, una superficie grezza in gesso e caolino, dove supporto, pigmento, opera sono un tutt'uno.

Dello stesso periodo, tra il'57 e il '63, è "Merda d'artista n. 89" (1961) metallo e carta, 6,5x4,8 cm, una provocazione ad effetto che è ormai entrata nei miti dell'arte moderna, come la Monna Lisa baffuta di Marcel Duchamp, dove, portando alle conseguenze estreme, al paradosso più spettacolare, il suo discorso dirompente, Manzoni inscatola le proprie feci, le etichetta, le firma e le espone: la firma dell'artista è in grado da sola di trasformare qualunque cosa, anche un rifiuto biologico, in arte.

In seguito, con i Corpi d'Aria, Manzoni realizza Fiato d'Artista e sposta definitivamente il significato dell'opera da essa alla sua realizzazione e all'artefice della stessa: con un chiaro legame con la Pop Art di Andy Warhol, si definisce come essenza dell'opera d'arte l'artista stesso, la sua sola e semplice presenza, la sua firma (famosa la performance delle Uova sode firmate, in cui il pubblico ammira e consuma sul posto l'opera d'arte, l'uovo firmato).
La critica all'ambiente del mercato dell'arte è esplicita e feroce, in una visione del mondo più amara e drammatica di quella che ci propone la Pop Art, il movimento a cui Manzoni è forse concettualmente più vicino, nella quale l'impersonale obiettività dell'analisi denuncia la spregiudicata capacità di sfruttare le debolezze di un mondo disposto a comprare tutto, purchè firmato.

In Manzoni c'è indubbiamente minor freddezza nel guardare una società in crisi alla ricerca di nuovi, problematici valori, c'è anzi un senso di impotenza dolorosa e sfiduciata quando dice :".......non si tratta di formare, non si tratta di articolar messaggi (né si può ricorrere a interventi estranei, quali macchinosità parascientifiche, intimismi da psicanalisi, composizioni da grafica, fantasie etnografiche ecc... ogni disciplina ha in sé i suoi elementi di soluzione); non sono forse espressione, fantasismo, astrazione, vuote finzioni? Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere."


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