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William Turner e le radici del movimento moderno
di Vilma Torselli
pubblicato il 25/03/2007
Il Romanticismo e la rivalutazione del sentimento, per una nuova visione del mondo e dell'arte, la ricerca sulla luce e sul colore come mezzi per rappresentare l'interiorità della natura e dell'uomo.
"Chi dice Romanticismo dice arte moderna, cioè intimità, spiritualità, colore, aspirazione all'infinito, espressi con tutti i mezzi propri delle arti", (Charles Baudelaire, 1846)

Molti sono gli elementi, gli avvenimenti, i personaggi che in un modo o nell'altro, creano i presupposti per la nascita dell'Impressionismo e poi dell'arte moderna, giacchè anche in arte nulla nasce da nulla, ma William Turner (1775-1851) ha veramente il carisma di un personaggio chiave per la lettura di tutta l'arte che lo seguirà.

Grande interprete della poetica romantica, Turner ne accoglie e ne sintetizza i caratteri fondamentali, facendosi promotore di una rivoluzione artistica precorritrice dell'Impressionismo che prolungherà i suoi esiti non solo nel post-impressionismo, ma anche in certi modi più propri dell’Espressionismo e anche dell'Astrattismo del secondo dopoguerra.
L’arte moderna, ai fini di una classificazione puramente cronologica, inizia convenzionalmente con i Fauves e con il post-impressionismo, con lo stravolgimento dei canoni classici per una nuova visione della natura e della realtà, ma è senz'altro più corretto dire che l'arte moderna nasce con il Romanticismo, epoca di rivoluzione filosofica, estetica, psicologica, sociale, che afferma una nuova concezione della vita.

Alla base del movimento ci sono una serie di antitesi e di contraddizioni, nonchè la scoperta di nuovi imput secondo i quali l'uomo romantico deve organizzare la propria visione del mondo: affermazione della creatività e della fantasia contro il predominio della ragione, rivalutazione della tradizione culturale moderna in opposizione a quella classica antica, affermazione di uno spirito nazionalistico anzichè anonimamente cosmopolita, ritorno ai valori religiosi e ad uno spirito vagamente populista, e soprattutto una nuova visione della natura, luogo in cui l'uomo ritrova sè stesso e la sua autenticità, dove può proiettare la sua interiorità ed aspirare ad una fusione cosmica con l'illimitato universo.

La visione eroica di un mondo perfetto, del precedente periodo neoclassico, viene sostituita da un ordine figurativo slegato dal rigore prospettico, dove l'artista non esita ad esprimere la propria soggettività e i suoi sentimenti.

All'inizio dell'ottocento, con cento anni di anticipo sugli Impressionisti, William Turner porta avanti una sua ricerca personale e rivoluzionaria sulla luce e sul colore, ed è uno tra i primi pittori, con John Constable e Caspar David Friedrich, ad occuparsi del paesaggio, con un occhio al "Trattato" di Leonardo, dipingendo la natura, l'atmosfera, i cieli, non più come semplici sfondi, ma elementi fondamentali protagonisti della composizione, in termini di cromatismo e luminosità, anzi in una ricerca spasmodica della luce che sarà di ispirazione all'opera di Monet, specialmente nell'ultimo periodo di vita.

Dapprima suggestionato dalla paesaggistica francese seicentesca, specie di Claude Lorrain, che conferisce alle sue opere un'impostazione scenografica, lo stile di Turner, già segnato da quello che sarà il tema dominante, la luce, si orienta poi verso un cromatismo più brillante e più dichiaratamente soffuso di luminosità, mezzo per rendere radiosi i colori e ammorbidire le forme architettoniche che si stemperano nella luce, amalgamando le ombre.
Nell'ultima fase della sua attività (1835-1845), Turner cambia nuovamente stile, esasperando ulteriormente la sua ricerca: nell'opera forse più rappresentativa di questo periodo, "Pioggia, vapore e velocità", Turner rappresenta l'azione della pioggia su oggetti raffigurati come masse indistinte in una nebbia luminosa di colori soffusi, con un effetto che Monet riprenderà più volte, quasi ossessivamente.

Non c’è, nelle ultime opere di Turner, romantica evasione verso mondi idilliaci, il che sarà invece un tratto distintivo di molti pittori impressionisti, ma la volontà di calarsi in una natura primigenia, ribollente e primordiale, madre e matrigna al tempo stesso, e se soprattutto la versione luministica anticipa mirabilmente quelle che saranno le fondamentali istanze dell'Impressionismo, una dichiarata tendenza all'astrazione e il tentativo di affacciarsi su un mondo sconosciuto e caotico, di vapori sfumati e forme indistinte, rappresentano i germi da cui scaturirà la poetica dell'inconscio dell'Espressionismo.

link:
William Turner, "The Slave Ship"

* articolo aggiornato il 28/07/2012


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