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Andrea Padovani
pubblicato il 8/01/2010
"When I work I paint. When I paint I dream."

Andrea Padovani
con la sua Brioche
Ispirazione radicata in un solido bagaglio culturale indiscutibilmente europeo, tecnica pittorica in cui convergono echi impressionisti e rivisitazioni epressioniste, senso del colore vivace, deciso, mediterraneo, versione luministica giocata su audaci contrasti chiaroscurali e cromatici ........

Tutto ciò si può dire della pittura di Andrea Padovani, senza tuttavia riuscire a rendere con le parole ciò che solo lo sguardo diretto può cogliere.

I suoi quadri infatti, frutto di una rielaborazione ed una interpretazione del tutto personale ed originale di temi quotidiani, sono lontani da qualsiasi intellettualismo, non si possono raccontare: paesaggi en plein air, scene metropolitane, assolate marine e soprattutto interni, scorci di ambienti familiari, oggetti semplici e comuni, nature morte di essenziale semplicità ed immediatezza in contesti domestici.

Questi ultimi temi sono indubbiamente il filone più affascinante della produzione di Padovani: stanze vuote di ogni presenza umana eppure calde ed intime, come pronte per accoglierla, spazi dell'attesa, usurati, attraversati, ‘abitati’ da oggetti banali ed ordinari, tavole imbandite, stoviglie, mobili, tra pareti, pavimenti, tessuti di intensa presenza cromatica, blu vivaci, rossi scintillanti, gialli squillanti, sprazzi bianchi di luce, la luce, sempre, che aleggia come un impalpabile pulviscolo, sfiora, esalta, contorna, sottolinea.

Per sua stessa ammissione, è la luce di Pierre Bonnard che riempie il suo ricordo, una luce totalizzante e fluida che deposita un film luminoso su ogni superficie, una colata di luce che trasfigura ed impreziosisce ogni cosa.

Ricorrente licenza poetica, le prospettive spaziali volutamente distorte, incuranti delle regole geometriche della rappresentazione, accentuano il senso di irrealtà di messe in scena apparentemente casuali, eppure attentamente calibrate nei rimandi cromatici, nella distribuzione volumetrica, nell’equilibrio dei soggetti chiamati alla rappresentazione: sedie impagliate, divani, un'inedita coppia di poltrone, fiori e vasi policromi, oggetti umili in ambienti ariosi invasi dalla luce, tracce di una vita semplice di cui gli occhi di un artista sanno cogliere la magia e l’anima più riposta.

Perché, come afferma Apollinaire, "l'artista non vede, guarda", in un continuo viaggio di scoperta nel quale osservare il solito mondo con occhi sempre nuovi.

Dice Padovani: "During my life I have never been hungry or thirsty. I was always able to sit and look at the horizon. When I spent my time elsewhere I missed the opportunity. With the help of pastels to create initial drawings, my faithful oil colours, other mediums to add coat after coat, and a final touch with wax, I try to stop time, light and shadows. I try to chase the fleeting moment that in real time makes everything follow suit. That moment that revels the perfect length and width between day and night, the moon and the stars. I know that I have embarked upon the world but I have not yet arrived. I am scaling enormous stairs steps each with a plateau allowing me to observe, develop, correct, be gratified and depart for the next. When I reach the end of the stairs I will eventually be able to comprehend if the horizon is a simple line in our lives or a simple shading where the sea becomes the sky.": con l'augurio di scoprire, alla fine della scalata, che la parte migliore non è l'arrivo, ma il viaggio!

Andrea Padovani è nato a Verona nel 1961 ed ha compiuto i suoi studi in Scienze Politiche presso l’Università di Bologna. Ad un certo punto della sua vita ha deciso di seguire la sua vocazione artistica ed ha iniziato a dipingere.
Nel 1990 comincia ad esporre con successo in varie mostra in Europa, in Canada e negli Stati Uniti.
Attualmente vive in British Columbia (Canada).
Il sito di Andrea Padovani
Intervista ad Andrea Padovani

DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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Lucian Freud,
"Reflection" (self portrait)

 

 
 

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