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Quarant'anni fa moriva Ludwig Mies van der Rohe
di Vilma Torselli
pubblicato il 30/08/2009

La ricerca della purezza formale priva di tentazioni estetizzanti.

Sia perché attratto dal sogno americano sia perché incalzato dall’avanzare del regime nazista, come tanti intellettuali dell’epoca Ludwig Mies van der Rohe (1886-1969) abbandona la nativa Aquisgrana in Germania e giunge a Chicago nel 1937.

Trascorrerà in America il resto della sua vita, morendo a Chicago il 17 agosto di quarant’anni fa.

Reduce dall’esperienza della Bauhaus, una parentesi fondamentale e performante per tutti quanti vi parteciparono, van der Rohe è affascinato dalla nuova realtà americana, intrisa di quel pragmatismo e tecnicismo che ne fanno il terreno ideale per accogliere e rendere fecondo il messaggio della scuola di Dessau, ed è folgorato soprattutto, così narra la leggenda, dagli scheletri strutturali dei grattacieli in costruzione che proprio in quel periodo sorgono come funghi nelle metropoli d’oltre oceano.

Forse non fu proprio così, ma è indubbio che questo giovane architetto europeo sa scorgere nella loro provvisoria, incompiuta essenzialità la genesi mentale del progetto architettonico, la purezza concettuale di un’idea, il rigore linguistico di una funzionalità basica.

Si fa strada la sua poetica minimalista, per lui "Le strutture in acciaio nella loro essenza sono strutture a scheletro [….. ] la costruzione ad armatura portante di una parete non portante. Dunque edifici pelle ed ossa", scarni, senza nulla di superfluo, senza nulla che non derivi da una necessità precisa ed individuata, senza nulla da nascondere sotto la cortina trasparente delle facciate, acciaio sotto vetro, spazio ritmato da tersi diaframmi di materia lucidata e levigata, sublimata dal gioco di riflessi della luce........

Un mio articolo su Mies van der Rohe è stato pubblicato nella sezione Cultura del Corriere del Ticino in occasione della ricorrenza.

L'articolo in pdf

link:
Ludwig Mies van der Rohe



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