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Madrid, “Distancias cortas”
di Katia Almerini
fino al 5 giugno 2011
In mostra i lavori degli ultimi dieci anni di Julião Sarmento, tra ossessioni, voyeurismo e invasione della privacy.

Le ossessioni di Sarmento

Con “distancias cortas” in mostra i lavori degli ultimi dieci anni di Julião Sarmento (1948). Da anni al centro della poetica dell’artista portoghese sono le ossessioni, il voyeurismo, l’invasione della privacy.

La provocazione dei lavori, spesso diretta, convince maggiormente quando è sottile e realizzata con un linguaggio artistico più elaborato, come nelle serie, simili per tecnica, Isolation Domestic (2002) e Hollywood (collage, disegni, messaggi e immagini fotografiche).

Nella prima serie il tema centrale è la desolazione anche se il titolo “domestic” reitera il luogo comune che il senso di solitudine, quotidiano e casalingo, sia unicamente associato all’universo femminile. La seconda serie ha per tema le dive del cinema classico, ogni pezzo è dedicato a un’icona con foto e frase finale di ciascun film. La serie, elegante, rende omaggio non tanto alla donna in sé ma alle icone, al sogno, al desiderio impossibile. Se in principio il tema principale dell’esposizione sembra essere la donna, ben presto ci si rende conto che al centro vi è l’uomo e il suo ossessivo desiderio. Le donne nella maggior parte delle opere, Forget Me (with bucket) (2006), la serie Veneno (1998), il video Jolie Valse (2007) sono rappresentate senza testa, private di qualunque identità.

La donna è pure feticcio anche in Encore (1990). Ogni opera della serie elabora, su due registri, una scena di fellatio estratta da una rivista porno e sull’altro un disegno realizzato dall’artista ad occhi chiusi. L’associazione delle due azioni aperta a molteplici significati, nel complesso risulta sgradevole nel focalizzare il piacere maschile con il momento di creazione artistica, anch’esso esclusivamente maschile. ( Se di puro voyeurismo si tratta, come dice l’artista, avrebbe potuto scegliere anche immagini pornografiche dedicate al piacere femminile).

L’artista dà all’esposizione un preciso significato (intervista): mettere in primo piano le varie sfaccettature dello spettacolo nella vita e nell’arte, lo “spettatore con l’opera, lo spettatore con il curatore, il curatore con l’opera e lo spettatore con lo spettatore”. Aggiungerei anche lo spettatore all’interno dell’opera stessa e mi chiedo perchè questo sia sempre maschile e perchè l’oggetto dello sguardo invece sia sempre una donna, considerando anche la performance Cometa 2009 (in una stanza c’è una coppia seduta poi la donna si alza e balla, provoca l’uomo che la guarda e che alla fine si alza a ballare con lei, baciandola, alla fine sedotto).

La mostra visibile a Madrid alla Casa Encendida fino al 5 giugno è curata da Adrian Searle del The Guardian.


Casa Encendida
Ronda Valencia, 2 28012 Madrid
T. + 34 902 43 03 22 / Fax: +34 91 506 38 76
www.lacasaencendida.es


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