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GIRONI CORNICI E CIELI - DISEGNI PER VERSI /2
collages di Chiara Dattola
dal 30 gennaio all'11 febbraio 2010
Si conclude il percorso sulle orme di Dante con altri ventiquattro “disegni per versi” a firma di Chiara Dattola: dodici ispirati al Purgatorio e dodici al Paradiso.

A un anno dalla pubblicazione dei dodici collages ispirati ad altrettanti versi dei più conosciuti canti dell'Inferno, Chiara Dattola conclude il suo percorso sulle orme di Dante per le Edizioni Papel.
La giovane illustratrice, con capacità interpretative mai scontate, ha realizzato altri ventiquattro “disegni per versi”: dodici ispirati al Purgatorio e dodici al Paradiso.
I collages vengono esposti allo Spazio Papel dal 30 gennaio all’11 febbraio 2010.

L’opera editoriale si completa con le riproduzioni firmate, raccolte in due cofanetti a tiratura limitatissima, entrambi presentati da Ferruccio Giromini.
Del Purgatorio la giovane artista coglie subito la caratteristica di ponte tra Inferno e Paradiso, tra Caos e Ordine.
Nelle sue immagini si coglie, vibrante, il tentativo ontologico di trovare un assetto accettabile nel subbuglio dell’esistente.


Scivolare nella terza Cantica dantesca è come, idealmente, mollare ora ormeggi e ora zavorre e d’improvviso decollare in
mongolfiera, inebriandosi dell’improvvisa perdita di gravità e stabilità. (...) Confrontandosi attenta con l’etero e l’incorporeo, anche l’arte di Chiara Dattola si rivede: ecco che leva lo sguardo verso l’alto. Altre luci piovono ampie, ben altre da quelle che sprizzavano dalle fiamme infernali o ristagnavano nelle brume purgatoriali.

www.spaziopapel.net
papel@spaziopapel.net

PASSO PASSO

Quando in Italia si legge la Commedia dantesca, a scuola (quasi esclusivamente a scuola, ahi), di norma ci si sofferma specialmente sull’Inferno. Forse perché è più scenografico, spettacolare? O forse perché è – o sembra – più pruriginoso, più materia di pettegolezzo?
Non è lettura facile, la Divina Commedia, d’accordo – e forse i più si spaventano presto, e dopo la curiosità iniziale faticano a tenere l’andatura, e così piano piano mollano, cominciano a distrarsi, si disabituano, si disamorano, alla fine si dimenticano. Peccato.
Perché in definitiva sempre di peccati si parla – e cioè dell’Italia: terra quanto mai peccatrice, nei secoli; terra quanto mai impregnata di ipocrisia cattolica, sempre attraverso i suoi due millenni di storia cristiana; terra quanto mai pronta alternativamente a peccare e a pentirsi, e a peccare di nuovo e a pentirsi di nuovo, e di nuovo a peccare e di nuovo a pentirsi, e via così all’infinito.
E pure l’idea del Purgatorio, idea cattolica e non cristiana, appare ed è un’idea italiana, deliziosamente (si fa per dire) ipocritamente italiana. Non sarebbe male, dunque, studiarsene significati e significanti un po’ più a lungo e un po’ più a fondo.
Tra i molti insegnamenti, più o meno importanti, che si possono ricavare dalla lettura del Purgatorio dantesco tuttavia ciò che rimane più impresso, meglio sedimentato nella memoria, malgrado l’inevitabile invecchiamento cerebrale del lettore anche più volonteroso, è il sentimento generale, quello che non mette più perfettamente a fuoco i particolari ma bensì domina semplificatore tra le masse dei nostri rimpinzati neuroni. Resta quindi dell’antica lettura soprattutto il ricordo di una passeggiata, una lunga lunga passeggiata, per i meandri di una specie di bizzarro lunapark un po’ attutito nei colori e nei suoni.
Mentre dell’esplorazione dell’Inferno si rammentano meglio le “attrazioni”, chiamiamole così, ossia personaggi tutti in qualche modo eccessivi, alcuni davvero titanici, peccatori così grandi da assurgere a dimensioni eroiche, ben diversamente nel Purgatorio le singole personalità peccatrici si stemperano, pur tra i loro tormenti, comunque non eterni ma destinati prima o poi a terminare; e i nuovi caratteri si opacizzano quasi, inevitabilmente meno estremisti, nel loro aver peccato, rispetto agli abitanti della ben più fosca – per quanto sfavillante – Cantica precedente.
Ma passeggiando lentamente al fianco di Chiara Dattola su e su per le sette cornici ascendenti del Purgatorio, racchiuse tra l’Antipurgatorio e il Paradiso Terrestre, nel corso della pur laboriosa gita ecco che la nostra visione muta, si rinnova scoprendo altri stimolanti punti di vista. Si ravvivano i colori, si rianimano i ricordi, si sommuovono i sentimenti.
Del Purgatorio la giovane artista coglie subito la caratteristica di ponte tra Inferno e Paradiso, tra Caos e Ordine. Nelle sue immagini si coglie, vibrante, il tentativo ontologico di trovare un assetto accettabile nel subbuglio dell’esistente. Appare lampante in atto, insomma, un gioco di contrapposizioni che si sfidano tra loro in cerca di qualche equilibrio, pur altalenante.
Il pellegrinaggio dei penitenti sul sentiero faticoso della salvezza è sorvegliato in modi quasi allarmanti dagli sguardi sovranamente severi delle sentinelle angeliche, sempre ben visibili e riconoscibili nei loro fulgori alati. Il cammino dell’espiazione è un percorso iniziatico, che Chiara Dattola ben compendia tra linee spezzate eppure morbide, nel loro accalcarsi in cerca della propria purificazione. Ben altro che il tranquillo lunapark che ricordavamo: qui si pena. Ma in technicolor.

Ferruccio Giromini

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ABBAGLIANTE

Scivolare nella terza Cantica dantesca è come, idealmente, mollare ora ormeggi e ora zavorre e d’improvviso decollare in mongolfiera, inebriandosi dell’improvvisa perdita di gravità e stabilità. È anche, naturalmente, come provare un lieve capogiro, un grato e inatteso senso di refrigerio e quasi di conforto, dopo i tanti subbugli e batticuori sopportati fin qui.
Sì, laggiù scompaiono, sempre più lontani e piccini, i Misteri Dolorosi; mentre ora lassù appaiono, sempre più vicini e nitidi, i Misteri Gaudiosi e Gloriosi. E noi galleggiamo attoniti tra il basso e l’alto, noi poveri piccoli, un po’ inebetiti dall’incomprensibile e dall’enorme con cui adesso dobbiamo confrontarci.
Lo scarto sensibile dal Paradiso Terrestre al Paradiso Celeste può essere serenamente scioccante. L’ascendenza fisica si trasfigura in mistica trascendenza. Si sperimenta e si saggia l’immateriale – e non è cosa di tutti i giorni, suvvia. Non potremo più essere gli stessi di prima.
Confrontandosi attenta con l’etero e l’incorporeo, anche l’arte di Chiara Dattola si rivede: ecco che leva lo sguardo verso l’alto. Altre luci piovono ampie, ben altre da quelle che sprizzavano dalle fiamme infernali o ristagnavano nelle brume purgatoriali. Altre ampiezze si estendono lucenti, ben altre dalle anfrattuosità e dalle angustie che ci siamo lasciati dietro. Si rivede tutto, tutto va rivisto.
Il nòcciolo della intrinseca bellezza del Paradiso di Dante, concettualmente ed esteticamente parlando, è la contemporanea coesistenza – quindi nello spazio oltre che nel tempo – nell’Empireo, ovvero nel catino della Rosa Mistica, dei nove cieli: da quelli dei sette pianeti del nostro sistema solare alla sfera delle Stelle Fisse e infine al Primo Mobile, fulcro fulgente dell’architettura paradisiaca. Un concetto difficile da cogliere, ci vuole davvero un atto di fede.
Ma qui siamo immersi nella contemplazione di Dio, mica bazzecole. Che ci si creda o che non ci si creda. Chiara Dattola ci aiuta soccorrevole, con la ferma pedagogia delle sue immagini, e tuttavia noi non possiamo non essere un po’ smarriti. Forse ci intendevamo meglio con quei dannati e quei penitenti, a noi più vicini e comprensibili, che con questi beati, con questi spiriti che ci risultano inevitabilmente inafferrabili, paradossalmente oscuri nella loro essenza splendente, troppo luminosa per i poveri occhi delle nostre menti.
Abbagliante, agli occhi del corpo e a quelli dello spirito, è sempre la purezza. E così la geometria perfetta. L’ordine assoluto acceca, come un fungo di Hiroshima che si espanda regolare dal sotto in su, da sinistra a destra, avanti e indietro, ovunque. In quell’esplosione, la nostra visione implode.
E i piccoli ritagli dattoliani di carta leggera si librano come trasportati da tiepide correnti ascensionali, allo stesso modo di quelle inconsistenti veline da rifascio per gli agrumi che un tempo s'arrotolavano e s’incendiavano dopo pranzo e, tutta la famiglia raccolta in breve estasi, si guardavano balzare in aria come sospinte da magia. Quando eravamo tutti più giovani, più ingenui e più sereni.
È la serenità che cerchiamo, sempre, anche qui e ora tra queste figure gialle e sfavillanti; è la verità che vorremmo toccare, ma quella vera, davvero, schiarita e rischiarata e chiarita esattamente dalla luce invitta del vero. E invece, credenti e no, vaghiamo ancora nelle penombre delle nostre incertezze, pur coscienti che l’illuminazione è possibile, sì, ma chissà dove e chissà quando.

Ferruccio Giromini

GIRONI CORNICI E CIELI
DISEGNI PER VERSI / 2
collages di Chiara Dattola
30 gennaio/11 febbraio 2010

Spazio Papel - via Savona 12, Milano
tel/fax 02-89429293a cura di Eduardo Simone
inaugurazione: sabato 30 gennaio ore 18.30


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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