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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. Il più letto in Artonweb:fotografia
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Massimo Recalcati, "Il mistero delle cose. Nove ritratti di artisti", l'arte alla luce della psicanalisi per "far esistere il miracolo della pittura".
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La Giuria di In/arch, presieduta dal filosofo e allievo di Gillo Dorfles, Aldo Colonetti, ha conferito all’unanimità il Premio alla Carriera a Giuseppina Grasso Cannizzo.

In Italia
Cuneo, mostra nella Chiesa di San Francesco "E luce fu", opere di Giacomo Balla, Lucio Fontana, Olafur Eliasson, Renato Leotta.
Fino al 14 febbraio 2021.

All'estero
Ai musei d'Orsay e dell'Orangerie una mostra con una sessantina di dipinti e circa quaranta disegni, dedicata al cosiddetto “periodo Renoir” di René Magritte, dal 10 febbraio al 21 giugno 2021.

LA VITA FILTRATA
di Alessandro Tempi
pubblicato il 17/05/2020
Una vita filtrata, sanificata, in sicurezza per continuare ad essere meri consumatori – il che è certamente ciò che qualcuno vuole - diventando tutti copie sanificate di se stessi per assicurarci la sopravvivenza. Almeno fino alla prossima catastrofe.

Ci eravamo illusi che questo lungo periodo di reclusione forzata sarebbe servito a ripensare il modo in cui viviamo, ci rapportiamo agli altri e all’ambiente che ci contiene tutti. Ma l’immagine che degli italiani la pubblicità ci riconsegna in prossimità di una presunta “nuova fase” è sempre la stessa.  È l’immagine di un popolo pronto a tornare a vivere esattamente nello stesso modo di prima, vale a dire gioioso di consumare senza pensieri e senza restrizioni, se non quelle che assicurano di farlo – il consumare – “in sicurezza”.

Ci eravamo detti che quel lungo periodo doveva servire a riscoprire persone e valori, a darsi limiti o contenimenti, ad agire responsabilmente, a preferire l’essere che l’avere, ma l’idea che gli spot televisivi ci restituiscono di questa “Italia che riparte” è quella di un santino patriottico, di una retorica stantia che fa dell’orgoglio nazionale il collante dell’unica socialità che conosciamo, quella del consumo come forma di socialità e perfino di responsabilità.

Siamo dunque pronti a tornare alla vita, anche se – questo non ce lo diciamo apertamente né del resto si guardano bene dal dirlo negli spot, ma tutti lo pensiamo - non sarà ovviamente più quella di prima. Sarà una “vita in sicurezza”, una vita filtrata, una vita mascherata.

Certo – si dirà – una vita mascherata è sempre meglio di una vita forzatamente attaccata ad un respiratore e non c’è argomento migliore del buon senso per motivare le misure adottate. Ma riuscirà solo il buon senso a motivarci stante il protrarsi sine die di questa “vita sanificata”? Il potere, che da noi spesso è paternalista, agisce nella convinzione che il buon senso né è bastato né basterà. Il buon senso è infatti una libera scelta e le scelte, si sa, quando sono libere non tutte vanno nella direzione del buon senso. Quindi non rimane che limitare le scelte.

Tempo fa ci si chiedeva quanto fossimo disposti a limitare le nostre libertà per “salvarci la vita”. Non è un problema nuovo: il cedere libertà per avere in cambio protezione o tutele è un vero e proprio istituto giuridico già presente nella società medievale. Qui però bisogna intendersi: se per vita intendiamo quella filtrata, sanificata, in sicurezza, mi viene da pensare che quella vita vada bene solo per continuare ad essere meri consumatori – il che è certamente ciò che qualcuno vuole. Ma potrebbe essere un’idea: senza bisogno dell’invasione degli Ultracorpi, diventare tutti copie sanificate di se stessi potrebbe assicurarci la sopravvivenza. Almeno fino alla prossima catastrofe.

Enrico Baj, Personaggio urlante, 1964

 


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