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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. In Artonweb l'articolo più letto: happening o arte comportamentale
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Scadenza 27/11/2020.

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Assegnato il premio per la miglior opera di architettura al Comune di Morbio Inferiore per la Scuola dell’infanzia San Giorgio, progettata da Jachen Könz.

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Dal 25/06/2020 al 10/01/2021 

All'estero
Parigi, Centre Pompidou, Henri Matisse nella retrospettiva più grande mai realizzata dagli anni '70. Fino al 31/8/2020.

LA VITA FILTRATA
di Alessandro Tempi
pubblicato il 17/05/2020
Una vita filtrata, sanificata, in sicurezza per continuare ad essere meri consumatori – il che è certamente ciò che qualcuno vuole - diventando tutti copie sanificate di se stessi per assicurarci la sopravvivenza. Almeno fino alla prossima catastrofe.

Ci eravamo illusi che questo lungo periodo di reclusione forzata sarebbe servito a ripensare il modo in cui viviamo, ci rapportiamo agli altri e all’ambiente che ci contiene tutti. Ma l’immagine che degli italiani la pubblicità ci riconsegna in prossimità di una presunta “nuova fase” è sempre la stessa.  È l’immagine di un popolo pronto a tornare a vivere esattamente nello stesso modo di prima, vale a dire gioioso di consumare senza pensieri e senza restrizioni, se non quelle che assicurano di farlo – il consumare – “in sicurezza”.

Ci eravamo detti che quel lungo periodo doveva servire a riscoprire persone e valori, a darsi limiti o contenimenti, ad agire responsabilmente, a preferire l’essere che l’avere, ma l’idea che gli spot televisivi ci restituiscono di questa “Italia che riparte” è quella di un santino patriottico, di una retorica stantia che fa dell’orgoglio nazionale il collante dell’unica socialità che conosciamo, quella del consumo come forma di socialità e perfino di responsabilità.

Siamo dunque pronti a tornare alla vita, anche se – questo non ce lo diciamo apertamente né del resto si guardano bene dal dirlo negli spot, ma tutti lo pensiamo - non sarà ovviamente più quella di prima. Sarà una “vita in sicurezza”, una vita filtrata, una vita mascherata.

Certo – si dirà – una vita mascherata è sempre meglio di una vita forzatamente attaccata ad un respiratore e non c’è argomento migliore del buon senso per motivare le misure adottate. Ma riuscirà solo il buon senso a motivarci stante il protrarsi sine die di questa “vita sanificata”? Il potere, che da noi spesso è paternalista, agisce nella convinzione che il buon senso né è bastato né basterà. Il buon senso è infatti una libera scelta e le scelte, si sa, quando sono libere non tutte vanno nella direzione del buon senso. Quindi non rimane che limitare le scelte.

Tempo fa ci si chiedeva quanto fossimo disposti a limitare le nostre libertà per “salvarci la vita”. Non è un problema nuovo: il cedere libertà per avere in cambio protezione o tutele è un vero e proprio istituto giuridico già presente nella società medievale. Qui però bisogna intendersi: se per vita intendiamo quella filtrata, sanificata, in sicurezza, mi viene da pensare che quella vita vada bene solo per continuare ad essere meri consumatori – il che è certamente ciò che qualcuno vuole. Ma potrebbe essere un’idea: senza bisogno dell’invasione degli Ultracorpi, diventare tutti copie sanificate di se stessi potrebbe assicurarci la sopravvivenza. Almeno fino alla prossima catastrofe.

Enrico Baj, Personaggio urlante, 1964

 


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