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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. Il più letto in Artonweb: fotografia
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Christian Boltanski , "Mes morts"
di Vilma Torselli
pubblicato il 25/05/2007
Il racconto di un poeta della memoria che si snoda nel contrappunto tra vita e morte, senza indulgenze sentimentalistiche, con struggente pudore dei sentimenti.
Christian Boltanski (1944), artista francese di padre ebreo, tra i massimi esponenti del contemporaneo concettuale, propone con ricorrenza puntuale il tema del ricordo, della memoria, del tempo e del suo trascorrere con l‘inarrestabilità e l’inevitabilità di ciò che, inesorabilmente, si muove verso un esito finale.

Ne deriva il senso di precarietà e di umana fragilità che caratterizza il suo operare, vero e proprio condensato di eventi e periodi storici, di fatti della vita personale o collettiva, ricostruzione della cronaca e della storia in un linguaggio altamente simbolico, dove il ricordo si intreccia con il presente, la vita con la morte, l’io con l’essere.
Il risultato è un grande affresco che appartiene a tutti, in quanto umanità, e che non è di nessuno, in quanto individuo, un racconto essenziale ed asciutto, senza indulgenze sentimentalistiche, eppure commovente e struggente, dove prevale il pudore del sentimento. L’utilizzo in chiave meteforica di oggetti ordinari di grande potere evocativo, la capacità di parlare il linguaggio dell’anima attraverso la banalità del reale costituiscono il fascino maggiore dell’opera di Boltanski, pervasa di contenuti umani profondi ed universali che riguardano tutti gli uomini che abbiano affetti, ricordi, presente, passato e, forse, futuro.

Straordinario poeta della memoria, Christian Boltanski porta avanti da sempre, con ferrea coerenza, questo racconto bipolare sul contrappunto vita-morte, con la consapevolezza che il traguardo finale non può essere che uno, la fine di un’esistenza precaria ed effimera che si concluderà senza risposte, senza soddisfare il grande dubbio sulla nostra presenza in questa vita.

Eppure un modo c’è per sopravvivere all’annichilimento, lo sa bene chi, ebreo e perseguitato, è scampato all’olocausto ed è in grado di raccontarlo nelle sue suggestive messe in scena: è il ricordo, la memoria, la traccia di un’identità che rinasce in una visione antropologica dell’arte, negli ambienti, nei luoghi, nelle immagini, nelle fotografie, negli oggetti, nelle ricostruzioni di frammenti di vita pazientemente raccolti in una molteplicità eterogenea che racconta di persone anonime e ordinarie, ma non perciò insignificanti o indifferenti.

"Mes morts", 2002, 16 dipinti su metallo e luci al neon, è un archivio personale di sconcertante essenzialità, una serie di date che racchiudono nel modo più stringato possibile delle vite umane, inizio e fine, nascita e morte, numeri in un cimitero della memoria, un ambiente lucido e asettico come un obitorio dove luci fredde strappano riflessi gelidi alle placche metalliche appese alle pareti.
Così ci racconta gli incubi del suo passato, enumerando con commovente semplicità, con pudore, con rassegnata pacatezza priva di ogni retorica, le persone che ha amato.
Affidando agli oggetti l'interpretazione iconografica di uno sconvolgente dramma umano, Boltanski prende le distanze da un evento emotivamente insopportabile per oggettizzarlo, per rappresentarlo, per potercelo raccontare.

In un'intervista del 2003, dichiara: "Il mio tema principale resta l'importanza e l'unicità di ognuno, e al tempo stesso la sua scomparsa."

E così, il passato e il tempo che scorre sedimentano in disordinati cumuli di indumenti che un giorno coprivano dei corpi, ipotetici resti di una reale Shoà, simulacri a cui l'artista riconsegna un'identità perché nessun essere umano possa essere dimenticato, perché ogni esistenza, anche la più umile, non debba disperdersi nel vento della storia.
il ricordo rivive nelle installazioni dove assembla le fotografie del proprio archivio o di perfetti sconosciuti incasellandole in una sorta di memoriale, componendo una grande narrazione collettiva dove ognuno trova posto, dignità e ricordo.
E lo stesso senso di partecipazione troviamo nella accurata catalogazione in ordine alfabetico di 2.639 elenchi telefonici che raggruppano "Les abonnès du télèphone" di tutto il mondo, una sorta di appello generale di migliaia di nomi senza volto, scritti nelle pagine ingiallite di vecchi cataloghi.

Christian Boltanski , "Réserve"
Christian Boltanski , "Personnes"
Christian Boltanski , "Dopo"
Christian Boltanski , "Les abonnés du téléphone"
* articolo aggiornato il 27/01/2017, giorno della memoria
link:
Bravo Eisenman. Anzi no.

DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


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Lucian Freud,
"Reflection" (self portrait)

 

 
 

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