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Testi di Vilma Torselli su "Antithesi", giornale online di critica d'architettura.
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Parigi, all’Espace Lafayette-Drouot "The World of Bansky”, su 1200 mq. esposte un centinaio di opere del più famoso street artist del mondo. Fino al 31 dicembre 2021.

Matthew Barney, Cremaster Cycle
di Vilma Torselli
pubblicato il 20/05/2007
"Non ho fatto altro che reinterpretare a modo mio il processo vitale che, in ognuno di noi, porta necessariamente una trasformazione. Racconto il modo in cui una forma combatte per trovare una propria definizione". (Matthew Barney)
Matthew Barney (1967) è artista di video-art, regista cinematografico, attore, performer, artista concettuale ed altre cose ancora (dice di sè, con candida semplificazione: "Sono un artista astratto"), ed è un uomo bello, dal fisico perfetto, potente ed armonioso, ex atleta, ex modello, compagno della cantante Björk, una persona che ha con il corpo e la fisicità il rapporto particolare di chi sa che il corpo si può plasmare e definire in una sorta di evoluzione guidata, con fatica, volontà, in continua sfida con sè stesso alla ricerca del limite estremo.
Egli stesso dichiara: "Non ho fatto altro che reinterpretare a modo mio il processo vitale che, in ognuno di noi, porta necessariamente una trasformazione. Racconto il modo in cui una forma combatte per trovare una propria definizione".

La sua opera più nota è probabilmente Cremaster Cycle, ciclopica saga narrativa consistente in cinque video-colossal (di cinque atti consta anche la partitura classica della tragedia greca, così come cinque erano le discipline olimpiche nell'antica Atene), che ha richiesto otto anni di lavoro e l'impiego di grandi risorse economiche, il tutto con un riscontro di visibilità presso il grande pubblico tutto sommato modesto, o quantomeno inadeguato all'impegno profuso.
Il curioso titolo deriva dal muscolo crimasterico, dotazione esclusiva del genere maschile, che sorregge i testicoli ed agisce sulle loro contrazioni avvicinando le gonadi al corpo in funzione della necessità di alzare la temperatura basale per la produzione di sperma, descrizione rigorosamente scientifica per una parte del sistema riproduttivo umano che ha funzione di una sorta di interruttore termico generale dell'intero meccanismo genitale: in questo senso , "la Saga Cremaster risolve il suo racconto esclusivamente su base biologico-organica, e ad un livello di visionarietà allegorica corrispondono sempre riferimenti scientifici da trattato di andrologia" (Ada Venié ,"The Cremaster Cycle", su Arch'it).

Esplorazione della profondità psicologica, metafora visionaria, fiaba onirica simbolica e spirituale, l'opera di Barney, che Ada Venié, critica d'arte contemporanea, definisce 'cosmogonia gonadica', immagine della graduale discesa testicolare verso lo stadio finale di maturità sessuale, percorre le vie della sessualità, o, come Barney dichiara, del desiderio alla base del processo vitale, alla ricerca del delicato punto di passaggio in cui il cremaster agisce da catalizzatore tra il desiderio e la sua trasformazione in forza bruta animale.

Difficile, e certamente superfluo, percorrere un filo narrativo dei singoli episodi e dell'insieme dei cinque filmati, e se un filo c'è è irrilevante, del tutto annullato da ciò che travolge lo spettatore attraverso la percezione ottica, un fiume ininterrotto di impulsi visivi, immagini pressochè mute di parole ma associate a straordinarie colonne musicali (Johnny Cash, gli Slayer, i Morbid Angel ), una cascata di informazioni subliminali di forte significato simbolico, alludenti alla primigenia indifferenziazione sessuale dell'essere umano, che nello stadio fetale si differenzia tra maschile e femminile: l'azione filmica segue il ritmo sostenuto di una successione di fluttuazioni, percorsi, passaggi, entrate ed uscite da un interno ad un esterno, secondo un continuo gioco di rimandi e di allusioni al concetto di un'interiorità biologica dove il cremaster detta le leggi.

Nella continuità del flusso di immagini che impedisce la distinzione tra un prima e un dopo, tra un inizio ed una fine, nella mancanza della definizione di una cronologia narrativa, che non è nelle intenzioni dell'autore, tanto che i video, numerati dall'1 al 5, vengono presentati nell'ordine 4-1-5-2-3 (non casuale, dove il cinque centrale è la somma dei due numeri a destra e dei due a sinistra), i film si snodano in un ininterrotto susseguirsi di visioni irreali di grande eleganza compositiva dal taglio audace ed inusuale, cromaticamente coordinate su tonalità ricorrenti, spesso simmetriche o con impostazione centrale, di rarefatta raffinatezza che sublima ogni allusione sessuale o erotica, presentando il corpo come una macchina perfetta che può tradurre ed esaltare nella sua complessa struttura le potenzialità nascoste della volontà.

link:
La conquista della forma


DE ARCHITECTURA
di Pietro Pagliardini


blog di Efrem Raimondi


blog di Nicola Perchiazzi
 







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Lucian Freud,
"Reflection" (self portrait)

 

 
 

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