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Testi e commenti di Vilma Torselli su Antithesi, giornale di critica d'architettura. Il più letto in Artonweb:fotografia
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La Giuria di In/arch, presieduta dal filosofo e allievo di Gillo Dorfles, Aldo Colonetti, ha conferito all’unanimità il Premio alla Carriera a Giuseppina Grasso Cannizzo.

In Italia
Cuneo, mostra nella Chiesa di San Francesco "E luce fu", opere di Giacomo Balla, Lucio Fontana, Olafur Eliasson, Renato Leotta.
Fino al 14 febbraio 2021.

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Ai musei d'Orsay e dell'Orangerie una mostra con una sessantina di dipinti e circa quaranta disegni, dedicata al cosiddetto “periodo Renoir” di René Magritte, dal 10 febbraio al 21 giugno 2021.

Henry de Toulouse-Lautrec,"Nella sala di rue des Moulins"
di Vilma Torselli
pubblicato il 30/04/2007
Un artista che guarda con struggente partecipazione ad un'umanità reietta rappresentata in un linguaggio formale raffinato ed elegante.
Il periodo tra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento è particolarmente interessante perchè documenta un passaggio storico, sociale, culturale delicato ed inquieto, in cui le certezze ottocentesche, già messe in crisi dall'Impressionismo, stanno per essere definitivamente travolte da una serie di eventi che sovvertiranno l'assetto generale dell'Europa e decreteranno la nascita dell'arte moderna.
Questo periodo, che può essere in un certo senso considerato di assestamento, di decantazione delle tematiche che, in modo tumultuoso e ancora embrionale, agitano l'ambiente artistico, è definito genericamente post-impressionista, ha la sua sede in Francia, a Parigi, raggruppa personalità abbastanza eterogenee, pre-espressionisti come Van Gogh e Gauguin, divisionisti come Seurat, cubisti ante litteram come Cezanne.

Opera in questo periodo ed in questo ambiente Henry de Toulouse-Lautrec (1864-1901), amico di Van Gogh, ammiratore di Degas, Cezanne, Renoir, artista dal linguaggio assolutamente originale, con grande talento di disegnatore, che proprio per l'uso della linea incisiva che definisce la forma si stacca decisamente da ogni retaggio impressionista e si qualifica come sensibile anticipatore dell'Espressionismo.
Poco interessato al paesaggio e all'ambiente, Toulouse-Lautrec è un artista della figura: curioso indagatore del nuovo, molto interessato alla xilografia giapponese, ama cogliere la figura nello spazio delimitandola con precisione grafica e spiccato senso dinamico attraverso linee mosse eleganti, sinuose, vibranti, chiaramente anticipatrici della libertà formale e della tensione lineare tipicamente espressioniste, ma anche della poetica liberty, la corrente che, per eccellenza, utilizzerà la linea come mezzo espressivo fondamentale.
Non a caso, Toulouse-Lautrec realizza con somma maestria una serie di 32 manifesti pubblicitari, un tema che avrà nel Liberty particolare fortuna ed un vasto ambito di applicazione, inaugurando la grafica d'autore ed elevandola da eccelsa dignità artistica.

Osservando questo quadro del 1894, "Nella sala di rue des Moulins", si nota come, in sintonia con la linea di contorno nervosa e attentamente definita, le campiture cromatiche siano piatte, memori delle suggestioni dell'arte giapponese, i colori accuratamente accostati in accordi preziosi di misurata vivacità, in questo caso una ben dosata gamma di rossi e gialli, per un esito finale di gradevole armonia.
Le figure, le prostitute di un noto bordello parigino, sono rappresentate in una composizione ben equilibrata, armonicamente dispiegata attorno ad una figura centrale, una massa morbida di colore chiaro, attorno alla quale ruota un insieme di linee curve che suggeriscono calma, forse noia o pigrizia, lontano dal cliché erotico della femme fatale che sarà invece caro al liberty soprattutto austriaco.

Toulouse-Lautrec rivolge la sua attenzione all'umanità dei reietti, le prostitute, i barboni, gli umili, soggetti di tutti i suoi quadri, con la consapevolezza di chi si sente uno di loro, anch'egli emarginato non socialmente ( è di origini nobili), ma mortificato nel fisico e nella salute da una sorte crudele che lo distruggerà, senza togliergli la capacità di guardare con struggente partecipazione alla miseria degli altri: è il mondo di un'umanità diseredata, riscattato dall'eleganza di un linguaggio formale raffinato, colto e a tratti quasi estetizzante, mai stucchevole o decorativistico.
Ancora una volta ci troviamo davanti al dramma di un uomo che ha fatto la sua scelta di vita fuori dai canoni e che, rifiutando il suo mondo, ha rifiutato anche gli schemi di un'arte ormai al tramonto per osare nuove vie.


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