In mostra opere di Emanuele Becheri, Mark
Lewis, Sophie Whettnall, Kan Xuan, Andrea Santarlasci, Farid
Rahimi, Christaine Lohr, Jorge Molder. La mostra, che integra
alla videoesposizione alcune opere plastiche (disegni, fotografie
e sculture), proviene dal Museo d’Arte della provincia
di Nuoro (MAN).L’immobilità, la fissità,
la ripetizione, l’iterazione, sono queste le caratteristiche
formali delle opere in mostra. Ma un’altra qualità
salta subito all’occhio dello spettatore: l’indefinitezza.
Nessuna di queste opere, in specie quelle che contengono “immagini
in movimento”, si lascia guardare senza porre a chi
la guarda l’interrogativo della sua definizione, che
non è mai esplicita, apparente, visibile.
Queste sono insomma opere di arte visiva che pongono la domanda
su cosa sia o non sia visibile. Nel video di Sophie Whettnall
“Over the sea”, ad esempio, l’obiettivo
e quindi l’osservatore seguono i passi di una donna
su sentieri accidentati verso chissà quale destinazione.
In “In Focus Out Focus” di Kan Xuan, il gioco
lento e sottile della messa a fuoco rivela alla fine l’oggetto
inaspettato della rappresentazione. In “Algonquin Park,
early march” di Mark Lewis, la visione iniziale di un
“nulla bianco” si apre gradatamente verso qualcosa
di sempre più riconoscibile.
Qui insomma è il concetto di identificazione che è
in gioco. I media tecnologici tendono a voler porre in risalto
il carattere definitivo, vero, reale, delle immagini che veicolano
– e forse è per questo che noi siamo portati
a “fidarci” dei media”, a credervi -, ma
sappiamo bene che non sempre questo accade, anzi che spesso
accade il contrario: i media manipolano, ricreano la realtà,
la inventano secondo la propria funzionalità.
Nell’arte che usa i media, accade allora il contrario,
nel senso che l’apparente incompletezza o immobilità
dell’immagine non è mai tale e richiede da noi
uno surplus di attenzione, uno sforzo di analisi, una volontà
di comprendere che non implica tanto una conoscenza a priori,
quanto una curiosità che si esercita tutta all’interno
delle nostre capacità percettive.
Si scoprirà allora, anche con la pazienza della visione,
che l’oggetto indecifrabile del video di Kan Xuan che
inizialmente si presta a mille illazioni o congetture –
può infatti assomigliare a tante cose, ad un paesaggio,
a cime alberate o mute rovine – in realtà è
solo una cosa, una cosa inaspettata o forse sospettata ma
subito scacciata dalla mente: sono escrementi.
Si scoprirà che i passi incerti seguiti nel video della
Whettnall sono quelli di un pellegrinaggio, quello verso Santiago
de Campostela, verso Finisterre ed il fatto che sia una donna
a seguirlo, una donna riconoscibile da attributi esteriori
non proprio adatti al caso, non può che risvegliare
interrogativi sul come ed il perché, ma soprattutto
sulla conclusione del viaggio, che non c’è. O
meglio, se c’è, manca però chi ne può
godere: vi è la méta, insomma, ma il movimento,
il viaggio -. Quello per cui ci attendiamo una sorta di remunerazione
o di effetto - passa in sott’ordine: movimento e destinazione
sembrano scollegati, non comunicanti. Una sorta di lezione
morale, questa, su cui è bene riflettere.
Si scoprirà, come nel caso del video di Mark Lewis,
che l’immagine conta spesso più per quello che
in essa non vi è (almeno inzialmente), che per quello
che vi è. Lo zoom in apertuta, in questo caso, parte
da un dettaglio indecifrabile (il “nulla bianco”
di cui si diceva) arriva a mostrare una maestoso paesaggio
invernale innevato, animato in margine da figure di pattinatori
che rimandano a più antiche raffigurazioni pittoriche
(Avercamp e Bruegel, ad esempio).
San Giovanni Valdarno
Casa Masaccio
L’evento immobile. Incantamenti
A cura di Cristiana Collu e Saretto Cincinelli
6 settembre 2008 – 12 ottobre 2008
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